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24/07/2018 - 12:00

Vela e Scherma, quella sproporzione tra numeri e visibilità

C'è una sproporzione evidente, una non corrispondenza, tra i dati del tesseramento, e quindi della pratica e della popolarità dello sport della Vela, e la sua visibilità e presenza sui mezzi di comunicazione. Se la Scherma (18.460 tesserati nel 2016) vince qualcosa, finisce in tv e sulle copertine delle pagine sportive dei siti all-news. Se la Vela (140.425 tesserati) vince un europeo di classe olimpica e le medaglie mondiali giovanili, ce ne parliamo da soli sui social network.

E' un dato di fatto, è nei numeri, appare inspiegabile ma non può esserlo. Una spiegazione e dei motivi profondi ci devono essere, e individuarli deve essere una preoccupazione primaria di chi si occupa di Vela. Tutti: dal dirigente di circolo al singolo atleta, fino ai consiglieri federali. Ovviamente insieme a chi ha un ruolo professionale sul tema. C'è un ufficio stampa con ottime credenziali e c'è una agenzia di marketing di primaria importanza, che lavorano per la FIV. Risultati non se ne vedono. Ma almeno, mi chiedo: si sta affrontando questo passaggio prioritario determinante: cercare la spiegazione al "rifiuto" dei media verso la vela? Un percorso che prevede coinvolgimento e responsabilizzazione in prima persona degli attori dell'informazione: editori, giornalisti, broadcaster. Noi.

Noi facciamo un media di Vela e ci sentiamo in prima linea: se la vela si vede poco ci andiamo di mezzo anche noi. Abbiamo in cantiere iniziative importanti, vogliamo mettere in campo iniziative, fare ricerche, coinvolgere le Università, le istituzioni, per azzerare la situazione e dare alla comunicazione velica una nuova vita, farla ripartire da zero. Gli scenari cambiano, i media si rinnovano velocemente, le logiche di fruizione dagli utenti anche. Lo sport cambia con i media, anche se resta una domanda chiave da porsi: sono i media che hanno trasformato lo sport o lo sport ha trasformato i media?

E poi c'è l'equivoco dei social network e della comunicazione nell'era dei selfie. Auto-comunicazione, parcellizzata fino all'individuale, che aumenta l'autoreferenzialità di un racconto. Non abbiamo nulla contro i social, sono il nostro presente, ma è evidente a tutti il limite del raccontarci le storie, le immagini, le foto o i video di vela solo all'interno del nostro mondo, nei nostri circuiti. Raccontarci le nostre cose tra noi è bello, facile, immediato, giusto e piacevole, per le relazioni di amicizia e vicinanza, che regalano emozioni piacevoli, ci tranquillizzano. Ma non serve alla Vela.

Il resto del mondo, là fuori, aspetta. Va conquistato, metro per metro, con contenuti, storie, immagini, personaggi e valori della Vela. E' un lavoro immenso, che altri - più o meno consapevolmente, più o meno spinti da ragioni di business, o di moda o persino di casualità - stanno facendo. Lo ha fatto il Rugby, che da moribondo invisibile ha conquistato spazi e sponsor enormi, pure a dispetto di numeri e praticanti rimasti assai bassi (e sorvoliamo sui risultati). Lo ha fatto il Tennis, che era scivolato in un crisi senza fine ed è risorto fino a dotarsi di una TV federale e a beneficiare della visibilità di eventi e personaggi globali pure in chiave nazionale (e anche qui a dispetto di risultati sportivi risibili, perchè vedere tennisti italiani al vertice è una rarità assoluta, vederli vincere quasi impossibile).

Federazioni Sportive Nazionali 2016 (Tesserati - Società sportive)

1. Calcio (1.062.294 - 13.120)

2. Pallavolo (346.311 - 4.505)

3. Tennis (330.421 - 3.129)

4. Pallacanestro (315.879 - 3.251)

5. Atletica Leggera (233.974 - 2.615)

6. Pesca Sportiva (175.858 - 3-103)

7. Nuoto (153.341 - 1.400)

8 VELA (140.425 - 697)

9. Moticiclismo (137.858 - 1.975)

10. Judo Karate (135.269 - 2.953)

11. Bocce (114.503 - 1.912)

12. Danza sportiva (106.940 - 2.041)

13. Sport Equestri (100.914 - 1.624)

Queste tredici sono le uniche federazioni che superano i 100mila tesserati (dati 2016 CONI). La Vela è in ottava posizione. Dietro, e anche parecchio, ci sono sport di grido (e di presenza mediatica superiore) come Canottaggio (49.993 tesserati), Golf (90.106), Ciclismo (74.386, la metà della Vela), Ginnastica (92.284), il citato Rugby (87.437), Sport Invernali (73.478, anche loro valgono il 50% della FIV), per arrivare alla "famosa" Scherma (18.460 tesserati e 337 Società, un ottavo della Vela)).

Oggi lo sport entertainment è un business e come tale è trattato dai grandi player, pur tra molte contraddizioni e a volte colossali flop. In una classifica di sport più popolari (quindi più visti) ci sono nell'ordine: Calcio, Rugby, Tennis, Pallacanestro, Moto GP, Wrestling e Formula 1. Molti non sono neanche lontanamente olimpici. L'Olimpiade stessa, che ci ostiniamo a considerare il vertice della carriera e dei valori sportivi, è abbastanza in affanno e alla ricerca continua di una identità. Sky aveva acquistato i diritti olimpici per 20 anni e si è affrettata a rivenderli spacchettati al migliore offerente. Insomma è un mondo in movimento costante, ma proprio per questo guai a rinunciare a capirlo, a entrare nel gioco!

Sappiamo bene quali sono i punti forti e le qualità della Vela, dalla natura alla solidarietà, dalla marineria alla tecnica, dalla capacità educativa e formativa all'avventura, dall'intuizione al fisico alla tecnologia, da zero a cento anni. Non serve ripetercelo. Adesso come abbiamo visto anche i numeri autorizzano, impongono di pretendere più presenza e visibilità sul sistema dell'informazione. Come detto, è un lavoro immenso. Ma prima o poi bisognerà (ri)cominciare a farlo. E noi faremo la nostra parte.

Commenti

Alberto La Tegola (non verificato)

Egregio Direttore, condivido la sua analisi certamente interessante e che offre originali spunti di valutazione del fenomeno. Ad ogni modo i cambiamenti della nostra epoca avanzano a velocità travolgente al punto da esserne travolti come un'onda enorme fa con chi non la sa surfare. Quindi esistendo già altri surfer forse sarebbe bene imitarli. Il problema esiste ma non va neanche compreso, ma semplicemente accettato altrimenti resteremo ai margini. Credo che Lei sia tra i pochi se non l'unico a parlare in questi giorni dei successi nei mondiali giovanili o dei successi del Nacra17 mentre i media generalisti parlano di vela solo per le "burrasche" di Andrea Mura. Vale tutto affinché se ne parli....ops si riesca a surfare.
Caro presidente ciao e grazie del commento e dei riconoscimenti. In effetti è interessante e da considerare la sua idea di imitare altri surfer che hanno già capito l'onda... Una sana imitazione puo' aiutarci a tagliare i tempi per capire il problema, tanto più che i cambiamenti sono talmente veloci che sfuggono a una comprensione profonda e definitiva. Ne faremo tesoro. Un saluto e a presto

Velista della d... (non verificato)

Caro Fabio, purtroppo come la famosa lapide, sulla nostra FIV potremmo scrivere: Speravo di stare meglio, ma qui giaccio. A fronte di un importante sforzo di presenza, e di miglioramento nei rapporti internazionali, del Presidente Ettorre, nonché di organizzazione delle squadre nazionali (anche se qualche scricchiolio ad alto livello si percepisce) tutto quanto demandato al Consiglio, ed al Vice (che doverosamente ricordiamo non ha attraversato un periodo facile per la Sua salute), è regredito di anni luce. Gli uffici sono allo sbando gestiti da improvvisati parvenu della vela e soprattutto incapaci come dirigenti sportivi. Da nessuna parte si troverà scritta l'equazione velista capace (???)=dirigente sportivo illuminato. Rispecchiamo la pochezza della politica attuale in Italia, in fondo. Scrivono normative inutile per cose già codificate dai regolamenti di WS in modo chiaro, al solo scopo di "GESTIRE IL POTERE". Ominicchi. Per non usare espressioni più colorite. Chi gestisce la FIV, nella sua vita di tutti i giorni, sono gli stessi di 30 anni fa, con la differenza che il mondo è cambiato, e non c'è più un Signore di nome Gaibisso, ne Beppe Croce. That's all. PS: te lo traduco in modo elegante. La versione originale è poco consona al Tuo blog, ma sarebbe molto più calzante. Abbiamo messo il pane in bocca a chi non ha denti per masticarlo.
Gentile Velista della D (che sta per Domenica? E gli altri giorni che fa?), mi spiace ma devo rilevare che questo commento ha due difetti gravi: primo, è anonimo; secondo, contiene affermazioni e termini anche pesanti nei confronti di persone con ruoli di responsabilità. E' proprio il mix tra le due cose che va male: lei è libero di contestare dettagliatamente, e le sue contestazioni possono persino essere condivisibili in certi passaggi, ma deve farlo alla luce del sole, con nome e cognome (che c'è mai di male? E perchè invece usare un nickname?).

Dado Castelli (non verificato)

Ciao Fabio. Io una teoria in merito ce l'ho, da diversi anni. Il problema fondamentale secondo me è che nella vela è molto difficile capire quali sono le regate importanti e quali sono le regate che contano poco. Ogni lunedì arrivano sui nostri computer valanghe di e-news piene di cronache di centinaia di regate, di cui buona parte sono campionati italiani, europei o mondiali. E quasi mai c'è scritto quante barche c'erano, di solito solo quando sono tante. Oggi ci sono tantissime regate di tantissime classi diverse, la maggior parte simili tra loro. 30 anni fa c'erano 2-3 classi cosidette di "interesse federale" e le classi olimpiche. Di queste classi le regate importanti erano i mondiali, gli europei, gli italiani (ogni classe olimpica aveva il suo e non facevano fatica ad avere grandi numeri), Hyères Medemblick Kiel, Anzio, Intervela e 1-2 altre regate per ogni classe. Se un ragazzo decideva di fare vela sul serio aveva chiaro in testa quale fosse il percorso da intraprendere per diventare bravo sul serio. Oggi sono tutti campioni italiani di qualcosa, con flotte dai numeri ridicoli. La responsabilità secondo me è in primo luogo della federazione internazionale, e subito dopo delle federazioni nazionali. Secondo me è giusto che ogni progettista possa disegnare la barca che vuole, ogni cantiere costruirla, ogni classe costituirsi ed organizzare tutte le regate che vuole. Ci mancherebbe. Ma dovrebbe essere compito del governo mondiale dello sport di mettere ordine creando una gerarchia dell'importanza degli eventi. I titoli mondiali, continentali e nazionali riconosciuti dovrebbero essere soltanto uno per ogni tipologia di barca, che dev'essere rappresentata da una sola classe. E quale classe non dovrebbero essere i politici dell' ISAF a deciderlo, ma i velisti che ci navigano. La classe più diffusa è quella che deve essere riconosciuta rappresentativa di quel tipo di barca. Anche tra le classi olimpiche. Così eliminiamo anche il giro di interessi economici che sicuramente influiscono sulle scelte. Una volta che sarà chiaro a noi quali siano le gare importanti e quali no vedrai che anche l'esposizione mediatica della vela ne gioverà. Nella scherma parlano solo di fioretto, spada e sciabola, non di incontri di scimitarra tailandese... Ciao a tutti, Dado PS: E che il kitesurf non diventi una medaglia olimpica della vela, per carità. Che facciano un nuovo sport tipo "boards", ma non sailing!
Caro Dado, hai ragione, l’affollamento di eventi e classi e titoli è uno dei motivi di confusione che rallentano o impediscono la comunicazione e la visibilità della vela… Su questo tema un intervento è richiesto da anni ma invece si va nella direzione opposta, sempre più titoli per tutti. Adeso anche la distinzione (che secondo me aveva senso) tra campione nazionale e campione italiano (che valeva solo per le classi olimpiche e l’altura) è sparita: per la FIV sono tutti titoli “italiani”, basta ci siano 13 barche al via, anche Sunfish (con tutto il rispetto, è una figata di barca!). Tuttavia non credo che anche se riuscissimo a farev ordine in questa materia, ciò sarebbe sufficiente da solo a una ripresa del circolo virtuoso +comunicazione+visibilità della vela. Per quello servirà comunque fare un progetto, usare gli strumenti, le tecnologie, le professionalità e anche la fantasia giuste…

Gianfranco Noe' (non verificato)

Sono d' accordo con Dado Castelli: dovremmo dare una scremata molto forte all'enorme quantità di titoli italiani europei e mondiali che vengono attribuiti nella vela. Credo che questo sia un punto di partenza irrinunciabile. L'evidenza maggiore dovrebbe andare alle classi Olimpiche, e ad altre poche e ben selezionate classi.(e non penso necessariamente a quelle owner driver, per esser chiari, piuttosto alla star) Non essendo un tecnico della comunicazione non ho la più pallida idea di come fare in modo di dare grande evidenza alle vittorie ottenute nelle classi così selezionate. Ma sono sicuro di una cosa: nel momento in cui " partisse il Volano" della comunicazione, anche tutto il resto del mondo della vela (altre classi, altomare, owner driver, corinthian, bla bla bla, etc), ne potrebbe avere dei vantaggi rilevanti, almeno rispetto all'attuale situazione di quasi invisibilità. Naturalmente andrebbe sempre mantenuta una sorta di gerarchia fra i diversi modi di regatare a vela, ma come ho detto questo - secondo me- sarebbe un vantaggio per tutti. Quali sono state le strade battute ad esempio dal rugby? quali potrebbero essere le strade da battere nella vela dopo questa "dolorosa" operazione di auto classificazione ? Se ho detto delle stupidaggini, non abbiate remore a stroncarmi, ma so che non le avrete :-)

Pigi (non verificato)

Provate a chiedere al DG della Rai cosa ne pensa degli sport minori. Ricordo che una quarantina d'anni fa (sig!) Rai tre mandò in onda in diverse puntate un corso di vela completo in deriva. Ripreso a Bracciano con 1 barca ed un gommome per le riprese. Non c'è solo l'agonismo da mettere in onda sulle generaliste. Ciao Fabio!!

Carlo (non verificato)

Caro Fabio, ho letto con molta attenzione questo articolo e mi sono detto: "scrivo o non scrivo??? Dilemma..poi ho pensato si scrivo almeno nessuno mi potrà dire che non ho scritto nulla. Allora TUTTE le Federazioni citate da te prima della Vela hanno un contesto di base, sono tutte attività che in tv si programmano e si FANNO vedere! La vela, il Windsurf, il Kite hanno tutte la variabile di "termini", non facili per le masse; hanno la variabile del vento! Ed hanno la distanza dalla costa o da dove si svolge la regata che non è televisiva. Tutti gli altri aspetti sono da valutare e da approfondire ma queste sono le problematiche basilari. Come possiamo pensare che un Sponsor si avvicini al nostro Mondo se è incapibile ed invisibile in un Mondo ove visibilità e certezza della gara, ai fini TV siano fondamentali??????? Saluti

Antonello Ciabatti (non verificato)

Articolo che ho pubblicato nel 2010 su Sailingsardinia nel 2010 dopo Yacht Racing Forum tenutosi Estoril (ancora non sapevo che le vittorie di Andrea Mura fossero contro Oceanis e Bavaria...) Percorsi vicino a terra Da anni spingiamo per fare percorsi vicino a terra vestendo i panni di Don Chisciotte nella guerra contro i mulini a vento. Quante volte siamo stati presi per cretini quando abbiamo criticato un Comitato di regata che posiziona un campo di regata “fuori dalle acque territoriali” (frase presa dal vocabolario di Gfranco Gessa). Quante volte anche gli stessi regatanti si sono lamentati del vento irregolare di un campo di regata troppo vicino a terra. Beh, signori, se vogliamo far crescere la vela;se vogliamo attirare gli sponsor; se vogliamo continuare a fare vela, bisogna che ci avviciniamo alla costa e alla gente, che entriamo nelle città. Pensate che, se il campo venisse messo più vicino a terra, il fattore fortuna possa incidere più pesantemente? Probabilmente sì, ma alla fine i più bravi saranno sempre lì avanti, nella parte alta della classifica. E magari avremo qualche colpo di scena in più e di conseguenza anche qualche sponsor in più! Contenimento dei costi Quanto sono dannose le esclusive regate dei re e dei vip per la nostra vela? Quanto è importante fare in modo che la vela sia economicamente più facile? Perché puntare su barche che costano cifre iperboliche? Perchè non puntare su classi più economiche? Perché avere l’albero in carbonio, se uno di alluminio, purchè uguale per tutti, fa benissimo il suo dovere? Insomma bisogna fare in modo che ci sia più gente in grado di andare a vela e questo lo possiamo fare con delle classi più economiche. A morte le classi a rating con una ricerca esasperata sull’ottimizzazione dei materiali (ed un conseguente aumento dei costi) e lunga vita ai rigidi monotipi (possibilmente a buon prezzo) che contengono i costi di gestione. Se poi sono anche veloci e spettacolari… Grandi velocità Questo punto non è, a nostro avviso, fondamentale. Certo a tanta velocità corrisponde un sicuro spettacolo, ma se anziché viaggiare a venti nodi le barche viaggiano a 12 nodi va benissimo. Se poi questi pochi nodi di velocità in meno servono per ridurre i costi… Regole più semplici Tempo fa avevamo fatto un post su un tale che nel Nord Europa aveva lanciato la proposta indecente di eliminare tutte le regole di regata per facilitare la comprensione di una regata da parte del grande pubblico. Ok, ok, è sicuramente una provocazione, ma siamo concreti: il regolamento di regata non è forse soggetto alla interpretazione personale del giudice del momento? Quante regole sono difficili da interpretare? Un esempio? La definizione della giusta rotta. Dicesi giusta rotta quella che una barca vorrebbe seguire per arrivare più presto possibile, in assenza di altre imbarcazioni alla meta. Ma qual è la rotta migliore? Più all’orza o un po’ più poggiata? Chi decide qual è la giusta rotta? Ma se anche i migliori timonieri spesso vanno a tentativi per cercare la giusta rotta, come può un giudice (che spesso non è poi un gran "manico" ), su un gommone, a stabilire quale sia la giusta rotta? Lo può solo interpretare e con un grande margine di errore. E come lo può capire il giornalista che la vela l’ha vista solo in tv? E come può lo stesso giornalista spiegarlo al pubblico? E vogliamo parlare della regola 42, la famosa regola sul pompaggio? Qui le seghe mentali si sprecano. Ho visto trattati di decine di pagine che i giudici si passavano per tentare di applicare in maniera corretta questa difficile regola. Ma se la eliminiamo non è più facile per tutti? Insomma facciamola facile per tutti e anche in questo caso a guadagnarci sarà la vela Chiusura delle aule di protesta. Tutte le decisioni devono essere prese in mare senza nessuno strascico a terra. Fondamentale quindi riallacciarsi alla semplicità delle regole proprio per facilitare il lavoro ai giudici in mare. E dal mare deve uscire il vincitore, non da un’aula di protesta. Se vogliamo far capire la vela al grande pubblico dobbiamo far vedere che il vincitore è il primo che taglia il traguardo. Va da sé che le regate a compensi non sono neanche da prendere in considerazione Riduzione delle classi Troppe classi e troppi campioni sono un grande danno alla vela. Meno classi, magari con più categorie che arrivino fino al top, dove troviamo i grandissimi campioni della vela. Un calciatore della 3° categoria non può giocare contro la Juventus o l’Inter. Però giocano con lo stesso pallone e nello stesso campo. E allora perché non avere una stessa barca che possa essere usata sia dai dilettanti sia dai campionissimi, ma con delle rigide selezioni per arrivare alla serie A della vela. In questo modo per i media è più facile identificare la regata più importante, quella che conta veramente. E alle Olimpiadi mandiamoci classi già diffuse in tutto il mondo e non quelle costosissime frequentate da pochi facoltosi velisti I Campioni. Per avere successo ogni sport ha bisogno di avere il suo campione da seguire. Il campione fa da traino sia per il grande pubblico, sia per i praticanti. Valentino Rossi ha rilanciato alla grande il motociclismo in Italia; Alberto Tomba l’aveva fatto per lo sci; Alessandra Sensini lo fa per il windsurf e, da noi, il nostro Andrea Mura sta facendo tantissimo. Anche questo è un punto che abbiamo sempre sostenuto e il lavoro (poi purtroppo non andato a buon fine) della ricerca di contributi per i nostri atleti più forti è una tangibile testimonianza della nostra volontà. La vela decollerà veramente quando ci sarà un personaggio di spicco, che sarà universalmente riconosciuto come un grande campione. E perché ciò avvenga torniamo all’argomento già trattato sopra: meno classi, meno campioni ma più facilmente riconoscibili Comunicazione. La vela è uno sport minore e come tutti gli sport minori ha poco spazio nella grande televisione. Ma ormai Internet è una grande realtà e la vela trova i propri spazi nel web. Vi ricordate qualche anno fa quando si veniva a sapere che, a qualche orario improbabile della notte, ci sarebbe stato in tv un programma di vela? Vi ricordate che puntavamo la sveglia per non perderci i 5 minuti di vela trasmessa in tv? Beh, ora non ce ne può fregà de meno. Ora c’è internet e da qualche parte, quando vogliamo, possiamo trovare il video che ci interessa, basta cercarlo. Ma vi ricordate come aspettavamo con ansia l’uscita del Giornale della Vela su cui ci sarebbe stato l’articolo della regata (corsa il mese prima) a cui noi avevamo preso parte? Ora il Giornale della Vela non lo compriamo quasi più. Tanto rileggeremo le news già viste e riviste, in tutti i loro dettagli, sui vari siti internet di vela. La comunicazione per il grande pubblico passa per i canali tradizionali (tv e riviste) ma l’appassionato ha bisogno di sapere di di più. E quel di più glielo dobbiamo dare con internet e con tutti quei siti e blog che sono sempre più specifici. Insomma, quando noi parliamo di vela-spettacolo parliamo della vela che vorremmo e attualmente ci sembra che gli Extreme 40 siano ciò che più si avvicina all’idea della vela del futuro L'Autore del sito non è responsabile dei commenti inseriti nei post o dell'utilizzo illegale da parte degli utenti delle informazioni contenute e del software scaricato ne potrà assumere responsabilità alcuna in relazione ad eventuali danni a persone a seguito degli accessi e/o prelevamenti di pagine presenti nel sito. 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