PROFILO

16/09/2011 - 00:56

Due generazioni di armatori Maxi. La loro Classe, ieri e oggi

Gianfranco Alberini, segretario generale della classe dei Maxi Yacht, intervistato da Giulio Guazzini a Porto Cervo

Dietro le quinte di una Maxi Yacht Rolex Cup ci sono una trama infinita di equilibri ed equilibrismi, ma anche una vagonata di storia, e di ricordi.  
E’ infatti a Porto Cervo che nel 1980 cominciano ufficialmente le attività dei maxi yacht come classe ben distinta da tutte le altre. Si svolge quell’anno a settembre il primo Maxi Yacht World Championship: la manifestazione raduna a Porto Cervo diciotto maxi yacht – la lunghezza media degli scafi è sui 20 metri – e riscuote un tale successo che pochi mesi dopo un gruppo di armatori si da appuntamento a Ginevra e in uno studio legale fonda la “International Class A Yacht Association”, più in breve ICAYA, con il barone Edmond de Rothschild eletto all’unanimità presidente.
Gli altri soci fondatori, attorno al tavolo in quello studio legale, erano Raoul Gardini, John Kilroy, Francois Carn e William Whitehouse-Vaux.  Un anno dopo l’associazione nomina Gianfranco Alberini (a quei tempi Commodoro dello Yacht Club Costa Smeralda) segretario generale. Da allora e per 20 anni l’ICAYA ha organizzato ogni anno il campionato del mondo per i maxi yacht, alternando sedi europee (Porto Cervo, Antibes, Saint Tropez) ad altre negli USA, con i “Worlds” di Honolulu, Newport, Miami, St. Thomas e San Francisco. Le barche si chiamavano Bumblebee, Kialoa, Gitana, Mistress Quickly, Longobarda, Matador, Sayonara, Il Moro di Venezia: i loro armatori erano grandi personaggi, ma specialmente erano dei gentlemen dello yachting.
Con il declino del sistema IOR e l’avvento di quello IMS, nel 2001 l’ICAYA cambia il nome in “International Maxi Association”: l’associazione ancora oggi riunisce gli armatori dei maxi yacht di tutto il mondo e nel 2010 ha avuto il riconoscimento dell’ISAF come classe internazionale, unica delegata a organizzare campionati mondiali per maxi.  Oltre 60 soci e altrettante barche, una decina di nuove entries all’anno e una serie di eventi in Mediterraneo che vanno da aprile a ottobre. Quest’anno l’IMA Offshore Trophy di fine stagione sarà assegnato a conclusione della Transatlantic Maxi Yacht Cup, organizzata insieme allo Yacht Club Costa Smeralda, che porterà i maxi da Tenerife a Virgin Gorda, isole britanniche, nei Caraibi, dove lo YCCS sta per inaugurare una nuova sede.
Sempre attento alle evoluzioni della cantieristica e alle esigenze degli armatori, l’IMA ha organizzato lo scorso anno il primo Mini-maxi World Championship, “evento nell’evento” della Maxi Yacht Rolex Cup, ripetuto quest’anno con la vittoria di Ran di Niklas Zennström, giovane fondatore di Skype. Quelli che prima erano i “maxi” oggi sono i piccoli della famiglia, con i loro 18 -24 metri, mentre ormai per rientrare nella vera e propria “maxi fleet” la lunghezza dell’imbarcazione deve essere compresa tra i 24 e i 30.50 metri. Con un centimetro in più, si parlerà di Supermaxi: Saudade, Sojana, Visione, per intenderci.
La storia dell’IMA che prima era ICAYA, di quella riunione a Ginevra con il barone de Rothschild eletto presidente con un’estemporanea alzata di mano, degli aperitivi a bordo di Helisara del maestro Von Karajan ormeggiata al molo est di Porto Cervo, l’ha raccontata Gianfranco Alberini intervistato da Giulio Guazzini, in diretta su RAI Sport, sulla terrazza dello YCCS al penultimo giorno della Maxi Yacht Rolex Cup 2011. Sullo sfondo gli alberi dei 46 maxi in gara, beatamente ormeggiati lungo i moli della marina nuova di Porto Cervo: il più grande raduno al mondo di maxi yacht.
E quando Alberini racconta di Helisara gli sorride Igor Simčič, armatore di Esimit Europa 2. Lui che da ragazzino, proprio su Helisara fece la sua prima regata e soffrì  talmente tanto il mal di mare che giurò a se stesso che sarebbe diventato un velista di successo.

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