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29/01/2018 - 11:46

Coppa del Mondo di Vela Olimpica, proviamo un primo bilancio

Miami, come è andata
per la vela azzurra?

Conclusa con l'ultima Medal Race "azzurra": nel 470 W Benedetta Di Salle e Alessandra Dubbini (D&D) chiudono ottave, come in classifica generale - GUARDA QUI IL REPLAY DELLA MEDAL RACE 470 W - Il primo bilancio della vela azzurra (che in Florida ha presentato le nuove divise U-Sail): l'argento di Flavia Tartaglini (RSX W, Marta Maggetti 7°), il 5° di Lorenzo Bressani e Cecilia Zorzi (N17) e l'8° di Benny e Ale. Poi due undicesimi per 49er e RSX M. Tanto o poco? SU SAILY TV PARLANO RUFO, CECILIA E FLAVIA

 

Eccoli tutti (quasi tutti) gli azzurri della vela olimpica, schierati sul prato di Coconut Grove a Miami, dove la comunità locale ha lavorato durissimo per settimane a sistemare i danni dell'ultimo uragano autunnale, con lo sfondo misto di grattacieli e alberi di classi olimpiche della vela. Cosa fanno i velisti italiani tutti insieme e tutti in divisa? Presentano per l'appunto la nuova divisa ufficiale fatta per la FIV da U-SAIL, azienda marchigiana già partner della federazione.

"La linea che presentiamo a Miami è fatta di prodotti italiani rivolti a coloro che credono nell'Italia, un’idea frutto non solo delle capacità progettuali e manifatturiere del nostro Paese, apprezzate in tutto il mondo, ma anche di una visione etica aziendale - sottolinea il CEO di USAIL Oliviero Carducci - Produciamo in Italia perché crediamo nelle potenzialità straordinarie del Paese e ne siamo orgogliosi. Inoltre, Made in Italy per noi significa anche produrre in modo smart, gestendo anche le richieste di piccole quantità. Federazioni, associazioni, club e team hanno così la possibilità di creare una propria immagine identificativa attraverso lo sportswear scegliendo design, loghi e colori senza scendere a compromessi con la qualità e, di conseguenza, con la sicurezza a terra e in mare".

Un progetto che poggia sull'appeal della vela sul pubblico ma anche sul rispetto di determinati standard di prodotto: i capi della linea FIV/U-SAIL® sono realizzati in Italia con materiali certificati al top per la sicurezza e trattati con una nuova tecnologia brevettata che inibisce la crescita batterica senza utilizzo di biocidi. Ne parliamo in altro articolo sul portale, perchè è stata istituita una rete di negozi per il merchandising stile-calcio. Prima volta nella vela. Chissà.

Ma torniamo al nostro gruppo di azzurri: al centro della foto campeggia il presidente Francesco Ettorre. Una foto in mezzo alla squadra olimpica la fece quasi nove anni fa anche Carlo Croce neopresidente FIV, e sappiamo che quella storia non è andata a buon fine: zero medaglie in due Olimpiadi, avvicendamenti nella direzione tecnica, e finale inglorioso del tresidente anche a livello internazionale.

Le differenze tra Croce e Ettorre sono però note: il primo sostanzialmente delegò la preparazione olimpica, sia la parte tecnica che politica, ad altri, mentre il secondo ha dichiarato (e sta mantenendo) stretto coinvolgimento personale alla guida del team, con uno stile che più volte abbiamo accostato all'era di Sergio Gaibisso.

Ettorre è andata a Miami, come in inverno ha seguito programmi e allenamenti, riunioni tecniche e tabelle. Con il DT Michele Marchesini c'è una sintonia e una stima reciproca che almeno consente di lavorare in armonia. Il clima anche con gli atleti è più disteso, sereno e determinato, ognuno sa abbastanza cosa deve fare e a chi rapportarsi, c'è una elasticità consapevole rispetto ai programmi di allenamento personalizzati. E' l'effetto di un anno (il 2017) di "libertà vigilata" senza obblighi di squadre federali, o c'è di più? 

Nel 2017 in verità sono successe anche altre cose: per esempio gli arrivi annunciati di due supertecnici come Vessilij Zbogar e Matteo Plazzi, che non si sono concretizzati. Il primo ha avuto vicende personali, è diventato papà, ha fatto scelte di vita che non si sono incontrate con le proposte contrattuali FIV (poteva dirlo anche prima, ma vebbè). Il secondo ha iniziato e ha fatto un pezzo di lavoro sulla parte tecnologica e dei materiali, ma poi è stato riassorbito nell'orbita pesante del suo core-business, l'America's Cup. Ha mollato la FIV e tra pochi giorni sentiremo l'annuncio di un suo ruolo chiave nell'organizzazione della prossima edizione della Coppa. A compensare i due arrivi mancati, c'è stato però l'approdo di Gabrio Zandonà di cui abbiamo parlato in altro articolo.

Ora lo staff tecnico è pronto, i programmi della squadra sono chiari, le categorie di merito anche. Il 2018, come più volte abbiamo detto, è l'anno decisivo del quadriennio per via del grande mondiale di Aarhus ad agosto che qualifica il primo 40% di posti nazione per Toky0 2020, e anche per questo Miami era un primo step significativo. Cosa ha detto?

1. TAVOLE - Flavia che prende l'eredità di Alessandra Sensini e sfiora la medaglia a Rio, è ripartita e pare avere birra, voglia e mezzi per un altro quadriennio da protagonista. A Tokyo avrà 35 anni, ma sta bene, è integra e a Miami ha fatto vedere di essere una delle padrone della flotta. Dietro a lei c'è la crescita veloce di Marta Maggetti (a Medal) e questo può giovare a entrambe. Insomma, le tavole femminili per la vela olimpica italiana si confermano una certezza (e pensare che c'è chi vorrebbe toglierle da Parigi 2024...). 

Nelle tavole maschili, Mattia Camboni ha solo sfiorato la Medal (11) ne è rimasto fuori svegliandosi un po' tardi. Mattia è una garanzia e un patrimonio, è adesso anche un uomo maturo, dopo l'Olimpiade fatta e con una ulteriore crescita fisica. un comprensibile rallentamento post-olimpico ci stava tutto. Ora deve mettersi ventre a terra e tirare fuori ogni millimetro dai suoi muscoli e dalla sua testa. Il nome Camboni dovrebbe stare in tutte le Medal e in più podi possibili, da qui al 2020.

2. 470 - Abbiamo una bella flotta di 470 femminile, Elena Berta e Sveva Carraro vice campionesse europee 2017, Ilaria Paternoster e Bianca Caruso leader juniones, Benedetta Di Salle e Alessandra Dubbini forti e in crescita. S'è visto quasi tutto a Miami, dove alla fine ci hanno rappresentati in finale solo Benny e Alessandra. Va gestita la squadra e questo sarà lavoro del nuovo tecnico Zandonà. Che avrà anche da verificare i due equipaggi maschili, apparsi un po' sottotono a Miami rispetto alle abitudini e ai risultati 2017, e forse più intenti a guardarsi a vicenda che a pensare a regatare davanti. E' solo una impressione? Meglio fugarla subito.

3. NACRA 17 - Al netto dell'assenza dei campioni d'europa e bronzo mondiale 2017 Ruggero Tita e Caterina Banti, anche Lorenzo Bressani e Cecilia Zorzi a Miami hanno portato alto il nome, abbiamo già descritto la loro regata e la loro Medal. In questa classe abbiamo altre risorse come Vittorio Bissaro e Maelle Frascari. Una bella abbondanza.

4. SKIFF - Nei 49er solito livello altino ma mai altissimo da podio. Crescita lenta e giovane età. C'è da lavorare e il cambio alla guida tecnica (Gianfranco Sibello seguirà i maschi) potrà dare una mano ulteriore. Nel FX femminile abbiamo solo messo piantine a crescere, per Tokyo non aspettiamoci nulla, a meno di un eventuale evento straordinario tipo il ritorno di Giulia Conti...

4. PUNTI DEBOLI - Passo indietro per i Laser. Francesco Marrai un po' sperso, Gio Coccoluto solito assaltatore, ma nessuno dei due ha centrato la Medal in Florida. Non c'è bisogno di presentazioni dei due sappiamo tutto, anche cosa aspettarci, e non è poco. Aarhus sarà un bel test. Anche per i Laser Radial, dove le ragazze avanzano tra alti e bassi e non riusciamo a trovare almeno una con continuità da vera leader, cosa che purtroppoi serve come il pane in una classe molto competitiva psicofisicamente. Nel Finn siamo al momento drammaticamente indietro e vediamo come uscirne.

Questa è solo una prima generica "fotografia" della nostra vela olimpica subito dopo Miami. Abbiamo visto belle regate, belle riprese video, le dirette streaming delle Medal Race con tracking, droni e medaglie in tempo reale. Tutte cose belle e possibili, che anche in Italia dovremo implementare al più presto, siamo pronti e serve una decisione istituzionale. La comunicazione è una costola importante della vela olimpica, equivale a pezzi di attrezzature, a un gioco di vele, a mesi di allenamento. Bisogna capirlo, perchè nel 2017 invece la comunicazione intorno ai nostri velisti è stata scarsa e di poca qualità. Serve una svolta.

Commenti

Alfredo Ginostra (non verificato)

E questo sarebbe un bilancio? Non una "marchetta" maldestramente camuffata con TRE PARAGRAFI INIZIALI su un partner della FIV che, a giudicare dal redattore, è più importante dei risultati degli azzurri??? La prossima voltra scrivete a caratteri cubitali "ARTICOLO SPONSORIZZATO" come fanno molti giornali. Capisco che tutti si debba campare, ma questo è prendere per i fondelli i vostri lettori...! Da lettore, proprio perché vi seguo sempre nei vostri editoriali, sono allibito. Buon vento, Alfredo Ginostra
Forse ha ragione, Alfredo Ginostra (così si firma), e ci scusiamo per l'impressione, tuttavia le sue conclusioni non rispecchiano la realtà. Primo (ahimè) non trattasi di marchetta, piuttosto mentre il pezzo era in lavorazione, la redazione ha ricevuto la foto e un testo sulle nuove divise, e ci è sembrato congruo inserire qualche riga di "colore" sull'abbigliamento degli azzurri. Secondo perchè, se si va oltre i 3 paragrafi "incriminati", la redazione stessa il bilancio lo ha fatto e dettagliato, in ben 12 paragrafi, con la precisazione che resta pur sempre una "fotografia" a caldo sul dopo Miami. Terzo, ci mancherebbe, non prendiamo per i fondelli nessuno. Non sia allibito, fedele lettore, può capitare un testo non perfettamente calibrato e può capitare di esserne delusi. Bisogna spingersi oltre. BV a lei