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11/07/2018 - 10:27

Giro del mondo rievocativo: c'è chi lo giudica male, ma sbaglia. Ecco perchè

Quella "cosa" della Golden Globe

I 16 skipper in gara finalmente fuori dalle bonacce. Davanti alle coste marocchine, il francese Philippe Péché in testa con 45 miglia di vantaggio. Van den Heede secondo.  Rimonta di una scatenata Susie Goodall, adesso è quinta. Per ora comandano i Rustler 36. Ritirato a La Coruna Ertan Beskardes. Le ultime sul giro di Francesco Cappelletti. La GGR è una "cosa" senza senso? Rischiosa? Poco raccontabile? Al contrario, finalmente una impresa di mare senza obbligo di social - FOTO - VIDEO

 

I primi dieci giorni della Golden Globe Race 2018, la regata rievocazione della storica circumnavigazione del 1968, che ha segnato il confine tra epoche veliche, e lasciato solchi indelebili di storie e personaggi. Superati i primi giorni di bonaccia nel golfo di Biscaglia (si, anche lassù ogni tanto arriva la settimana di "patana"), i 16 solitari in gara hanno doppiato Finisterre, sono scesi a Sud davanti al Portogallo e hanno doppiato l'altezza di Gibilterra.

Il francese Philippe Péché e il suo Rustler 36 PRBha aperto un solco di 45 miglia sul primo inseguitore, il connazionale Jean-Luc Van Den Heede (Rustler 36 Matmut). Il primo gate previsto dalla rotta di 30mila miglia no-stop in solitario e senza assistenza, è proprio la Rubicon Marina davanti a Lanzarote (Canarie). Sulla flotta sta entrando meglio l'aliseo. Nel tracking le medie salgono a 6-7 nodi, che per barche tradizionali con chiglia lunga lunghe solo 11 metri non è poco.

Continua ad andare forte l'olandese Mark Slats(altro Rustler 36 Ohpen Maverick) tra i primi, mentre l'estone Uku Randmaa(ennesimo Rustler 36One and All) ha scelto una rotta più a Ovest perdendo qualcosa dalla testa del gruppo.

Va forte invece e infiamma i tifosi la bionda skipper inglese Susie Goodall(ancora un Rustler 36, DHL Starlight)passata nel weekend dalla nona alla quinta posizione, fianco a fianco col norvegese Are Wiig(OE 32 Olleanna), e l'australianoMark Sinclair(Lello 34 Coconut) a loro volta in rimonta. In una comunicazione radio nei giorni scorsi, laGoodallha sottolineato un problema di navigazione che stanno avendo molti concorrenti: la copertura nuvolosa intensa e con nubi basse, rende difficile fare il punto nave col sestante e il sole: "Sono preoccupata di trovare le Canarie!", ha riportato Susie. Problemi di una navigazione dei tempi andati, rivissuti oggi nel 2018.

Il ritiro di Ertan Beskardes - Il turco nato in Gran Bretagna ha informato il quartier generale della regata il proprio ritiro dalla regata "per ragioni personali". Il messaggio inviato via satellite poi seguito da un aggiornamento su FB (evidentemente Beskardes aveva a bordo strumenti di comunicazione non previsti dal regolamento GGR?): "Non parlare regolarmente alla mia famiglia per condividere le esperienze di ogni giorno, sta togliendo gioia e felicità a questo viaggio. Questa sensazione è andata peggiorando finchè non ho avuto altro pensiero che parlare con loro! Non era una esperienza alla quale ero preparato, e questa decisione è stata la più difficile della mia vita. Adoro navigare in solitario, ma mi sentivo troppo disperato senza contatti."

Ertanè entrato aLa Corunna, dove sua moglie lo ha raggiunto. Un altro fattore per la sua scelta è stato la rottura della sua radio HF, che lo avrebbe svantaggiato nelle comunicazioni durante il giro del mondo e per ricevere le previsioni meteo dei radioamatori.

Anche altri solitari della GGR stanno vivendo emozioni forti e avarie (è nella storia e nel dna di questa regata): il francese Antoine Cousotsul Biscay 36 Métier Intérim, e l'ungherese Istvan Kopar(Tradewind 35 Puffin) hanno entrambi problemi col timone a vento, essenziale soprattutto nei mari del sud. Per ora stanno molte ore al timone. Cousotha avvisato che potrebbe fermarsi a Lanzarote per riparare, non è chiaro se con o senza assistenza esterna, che in caso lo farebbe relegare nella classe Chichester (fino a uno stop con assistenza). Lo stesso leader Philippe Péchéha problemi con la radio HF.

Ultime da Francesco Cappelletti - Il navigatore italiano che nei giorni scorsi ha ufficializzato con gli organizzatori il ritiro dalla regata, sta ultimando la preparazione della barca e resta intenzionato a partire, fuori gara, inseguendo la flotta almeno 1000-1500 miglia davanti, e comunque seguito dal tracking della corsa e in contatto radio. Non dovrebbe usare elettronica moderna, ma in compenso dovrebbe portare con se un telefono satellitare. Nei prossimi giorni lo sentiremo per gli aggiornamenti.

ESIGENZE SENTITE (E NON) - Qualche commentatore si è chiesto recentemente se "si sentiva proprio l'esigenza" di una regata come la GGR. E, ca-va-sans-dire, si è lanciato in una filippica da scrivania contro la logica della regata, definta una "cosa": vintage, anzi anacronistica, senza comunicazione, con scarsa sicurezza. Nelle "riflessioni" è spuntato persino un confronto tra i velisti del GGR che girano il mondo su 10 metri a chiglia lunga, e un Gabart che sfreccia a 50 nodi sul trimarano astronave di carbonio. Rigiriamo la domanda: "Si sentiva proprio l'esigenza di un commento del genere?" (Per non parlare di chi non ha resistito a commentare-il-commento: bulimia pura).

La Sunday Times Golden Globe Race del 1968 è l'evento che ha cambiato per sempre la storia della vela. La sua grammatica, il modo di vedere il mondo. Ha ispirato quella che è diventata la Ocean Race in equipaggio (prima edizione 1973), e il Vendée Globe. Ha lasciato segni perenni: La Lunga Rotta di Bernard Moitessier, la figura di Robin Knox-Johnston ispiratore di centinaia di imprese ed eventi velici, la vicenda di Donald Crowhurst, che girò su se stesso fino al suicidio e che continua a produrre libri e film, lo stesso Alex Carozzo e la sua vicenda legata a quella partecipazione. 1968-2018: era giusto ricordare, si poteva fare in tanti modi, qualcuno s'è messo in testa di farlo con una regata che avvicinasse, oggi, quelle sensazioni e quel modo di navigare di 50 anni fa. Una trentina di pre-iscritti, 18 iscritti ufficiali, 16 partiti e in gara attualmente e nei prossimi 7-9 mesi.

Lo stesso commento lamenta che questa regata sarebbe "giornalisticamente ai limiti dell'irraccontabile". Sapete perchè? Perchè non ci sono foto, video, diari di bordo quotidiani, droni, webcam, gopro, social. Chiediamoci allora "cosa" siamo diventati noi, che raccontiamo la vela. O i nostri strumenti e mezzi. Siamo invasi di comunicazioni, immagini, report dettagliatissimi, selfie, frasi, foto, video. Che a volte sono talmente tanti da diventare troppi, ridondanti, assordanti e quindi inutili. Non vediamo e non sentiamo più, nell'abbondanza di immagini. E' un'informazione usa e getta (quando va bene, perchè il peggio è il fake, in agguato anche nel nostro settore). Proviamo invece a pensare a cosa si può riuscire a fare con poche immagini, e solo a forza di suggestioni, emozioni, storie, che restino a lungo nel cuore? Proviamo a capire che certe cose si fanno per se stessi, solo con se stessi, e per questo hanno un significato più profondo anche per gli altri (la storia di Alec Rose recentemente raccontata ne è un esempio lampante). E intanto, rispetto (vero) per quei 16, Philippe, Jean-luc, Susie, Igor, Istvan, Abhilash, Kevin, Nabil, Uku, Tapio, Loick...

IL GRANDE VDH E LA SUA GOLDEN

COME SI VIVE A BORDO

COME USARE IL TRACKING

PARLA IL PRIMO LEADER

LA STAMPA NEGATIVA E LA "STORIA" DI PER SE DELLA GGR

Sezione ANSA: 
Saily - Altomare

Commenti

Giuseppe (non verificato)

Salve Fabio, potrebbe spiegare meglio questo passaggio? "evidentemente Beskardes aveva a bordo strumenti di comunicazione non previsti dal regolamento GGR" Saluti Giuseppe
Grazie Giuseppe, in redazione era sorto il dubbio relativamente alla segnalazione fatta su facebook, quindi internet, quindi presupponendo una possibilità di collegamento dati satellitare. E' invece probabile (non ci sono conferme in merito, per ora) che il lancio su facebook sia stato fatto dall'organizzazione a seguito di un contatto radio con il navigatore. Questo il motivo del dubbio avanzato tra parentesi e che andava completato con un punto interrogativo (ora inserito).
Adesso mi pare troppo: spingersi a definire rischiosa nei mari del sud una regata appena partita e che su quei mari vedrà impegnati una quindicina di skipper per parecchie settimane, rasenta l'apologia della sfiga. Se non vi piace non ne parlate e basta, perchè dovete anche tirargliela?