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26/02/2018 - 18:50

Cosa stanno architettando quelli della Coppa America?

Ecco la doppia randa
La non-novità kiwi...

A 15 giorni dalla presentazione (in anteprima ai team sfidanti anche potenziali) delle Regole di Stazza della Classe AC75, Team New Zealand (con la collaborazione di Luna Rossa), lascia trapelare i test su un nuovo concept di randa, detta "soft-wing". Una vela in due pezzi che partono dalle estremità di un albero con sezione ad ampia D. Un sistema già visto sui Mini 650. E' una pista credibile? Misteri di un falso scoop - FOTO E VIDEO DA VEDERE

 

Sale la febbre di Coppa America: a una manciata di giorni dall'ufficializzazione delle regole di stazza della classe AC75 per la XXXVI America's Cup 2021, dalla Nuova Zelanda trapela una "indiscrezione" (i tempi del suo "rilascio" pubblico fanno pensare piuttosto che sia stato ben studiato) che riguarda uno degli elementi chiave dell'attrezzatura: il piano velico, e in particolare la randa.

Dopo aver verificato scientificamente la superiore efficienza delle "wingsail" a profilo alare usate sui multiscafi delle ultime edizioni, il ritorno al monoscafo, per quanto rivoluzionario con i suoi foil zavorrati, lasciava aperta la questione della forma e del materiale delle vele. Ora il passo che viene direttamente da Emirates Team New Zealand, che ha diffuso anche il video che potete vedere in questa pagina, nel quale si mostra il primo test di una randa "soft-wing", formata da due parti che si uniscono dando alla vela un profilo che si avvicina a quello alare. Tutto da vedere, approfondire, provare e riprovare. Tanto più che il test "beta" è stato fatto su un piccolo trimarano di 9 metri, ben diversa cosa dai "mostruosi" AC75 della Coppa.

Indiscrezione pilotata o meno, resta il fatto che da Team New Zealand arriva l'ennesima "trovata geniale" nel campo del design, dopo i "ciclisti" del catamarano vittorioso a Bermuda. Per di più questa soluzione sarebbe stata condivisa con il team progettuale di Luna Rossa, challenger of the record. Qualora dovesse rivelarsi davvero una strada praticabile, la soft-wingsail si annuncia come un'idea rivoluzionaria e in grado di cambiare il futuro. Anche perchè rispetto alle wingsail "rigide" viste all'ultima Coppa, non ha tutti i problemi di gestione, per l'issata, l'ammainata e il rimessaggio.

Tuttavia è lecito avere qualche dubbio. L'idea non è nuovissima, ed è stata testata anche a livello dei Mini 650, con risultati non indimenticabili. Nel video del test "segreto" sulle acque di Waitemata Harbour ad Auckland, parla anche Glenn Ashby, lo skipper della sfida vincente del 2017, ancora tra i leader del nuovo team defender, che si lascia andare a considerazioni entusiastiche: la verifica in mare era il previsto secondo step, dopo i confortanti test al computer, finalizzate a definire le regole di classe AC75.

Messa così, a meno di un mese dall'annuncio (il 15 marzo saranno anticipate a una serie di team sfidanti o interessati a sfidare, poi il 31 marzo saranno pubbliche) si può pensare che questa vela alare soffice fatta di due mezze-rande, farà parte delle AC75 Rules.

IL DETTAGLIO DELL'IDEA - Ma com'è fatta questa randa? Il concept parte da un albero realizzato da Southern Spars, che ha un'accentuata sezione a D, con due separate rande che consentono una transizione aerodinamica dall'albero al profilo della vela. Una evoluzione e semplificazione di un tentativo - cpme si diceva - visto anche su un Mini650 all'ultima Mini Transat.

Questa randa è gestita poi come una qualunque randa normale: può essere issata, ammainata, cambiata con altre rande di tessuto diverso, una possibilità fondamentale per le condizioni meteo variabili di Auckland. Il lavoro è seguito anche dai responsabili della North Sails.

Il mast and sail coordinator di Team New Zealand, Steve Collie (ha partecipato a quattro edizioni della Coppa, ha raccontato come è andata la prima prova in mare): "C'erano sono stati altri tentativi di avere una randa del genere, ma mai su questa scala. Inoltre la prova è stata fatta su una barca piccola e non-foiling, con angoli al vento diversi di quelli che ci aspettiamo con gli AC75. Abbiamo testato più che altro la meccanica, e i risultati sono stati incoraggianti."

Anche Dan Bernasconi, Team New Zealand design boss, si è detto incoraggiato dai risultati pratici fatti intravedere dal nuovo rig e dalla nuova randa: "E' andata veramente bene. Come tutti i test, è una esperienza di apprendimento, e il punto è trovare ciò che funziona bene e ciò che va migliorato. Ma molto di quello che abbiamo appreso sarà messo nelle regole di classe che stiamo scrivendo adesso."

E' ancora allo studio la possibilità che alcune parti degli AC75 siano one-design, come già accaduto con gli ultimi catamarani di Coppa. La forma dell'albero, alto 28 metri (questa dimensione pare già come una prima anticipazione delle regole di stazza), e alcune delle strutture, potrebbero essere uguali per tutti, ma resta forte la tentazione di lasciare elementi liberi alla sperimentazione e allo sviluppo, anche considerando che proprio i neozelandesi storicamente sono i migliori in questo campo. Come qualcuno ha sottolineato, basterà che alcuni team di Coppa America si mettano a studiare intorno a un tema (come quello della randa soft-wing), che presto si vedranno immensi passi avanti.

"Regateremo con questo concetto di vela entro un anno - continua Collie - Non sarà perfetto e ci sarà bisogno di tempo e miglioramenti, ci sarà tanto da imparare, per questo stiamo valutando il campo esatto da lasciare a ciascun team per lo sviluppo, e cosa invece rendere obbligatorio."

Di sicuro questa randa in due pezzi, non sarà neanche lontana parente delle wingsail rigide e potenti viste nel 2013 e 2017. Non solo per la gestione a terra ma anche per l'uso e le regolazioni in mare, che saranno tendenzialmente vicine a quelle per le rande convenzionali. Niente potenti sistemi idraulici, quindi (almeno per ora) e quindi niente "ciclisti". "Quello che vorremmo è che questa tecnologia possa un giorno essere applicata anche a barche al di fuori dall'America's Cup." Un defender così smaccatamente generoso, lascia quanto meno qualche dubbio... 

Commenti

Mauro Giuffrè (non verificato)

Non è mio stile intervenire, mi permetto di commentare solo per precisare una cosa: immagino, ma mi scuso anticipatamente se ho inteso male, che il riferimento ai Mini sia la Wing di Arkema: quella era soft nel materiale della copertura ma aveva all'interno una struttura in carbonio e lavorava su due elementi, quello di poppa a tutti gli effetti come se fosse un flap, non a caso il boma di Arkema era "spezzato" in due moduli. La soft-wing dei kiwi non ha elementi rigidi se non quelle che all'apparenza sembrerebbero delle normali stecche. I riferimenti a cui si ispira il prototipo di Team New Zealand ci sono, ma a mio modesto parere sono altri. Non c'era in ultimo nessun vero o finto scoop, non era un 'indiscrezione, il video come certamente saprete è pubblico sulla pagina facebook di Team New Zealand dal 24 febbraio. Buon lavoro Cordialmente