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Antonello Ciabatti (non verificato)

Articolo che ho pubblicato nel 2010 su Sailingsardinia nel 2010 dopo Yacht Racing Forum tenutosi Estoril (ancora non sapevo che le vittorie di Andrea Mura fossero contro Oceanis e Bavaria...) Percorsi vicino a terra Da anni spingiamo per fare percorsi vicino a terra vestendo i panni di Don Chisciotte nella guerra contro i mulini a vento. Quante volte siamo stati presi per cretini quando abbiamo criticato un Comitato di regata che posiziona un campo di regata “fuori dalle acque territoriali” (frase presa dal vocabolario di Gfranco Gessa). Quante volte anche gli stessi regatanti si sono lamentati del vento irregolare di un campo di regata troppo vicino a terra. Beh, signori, se vogliamo far crescere la vela;se vogliamo attirare gli sponsor; se vogliamo continuare a fare vela, bisogna che ci avviciniamo alla costa e alla gente, che entriamo nelle città. Pensate che, se il campo venisse messo più vicino a terra, il fattore fortuna possa incidere più pesantemente? Probabilmente sì, ma alla fine i più bravi saranno sempre lì avanti, nella parte alta della classifica. E magari avremo qualche colpo di scena in più e di conseguenza anche qualche sponsor in più! Contenimento dei costi Quanto sono dannose le esclusive regate dei re e dei vip per la nostra vela? Quanto è importante fare in modo che la vela sia economicamente più facile? Perché puntare su barche che costano cifre iperboliche? Perchè non puntare su classi più economiche? Perché avere l’albero in carbonio, se uno di alluminio, purchè uguale per tutti, fa benissimo il suo dovere? Insomma bisogna fare in modo che ci sia più gente in grado di andare a vela e questo lo possiamo fare con delle classi più economiche. A morte le classi a rating con una ricerca esasperata sull’ottimizzazione dei materiali (ed un conseguente aumento dei costi) e lunga vita ai rigidi monotipi (possibilmente a buon prezzo) che contengono i costi di gestione. Se poi sono anche veloci e spettacolari… Grandi velocità Questo punto non è, a nostro avviso, fondamentale. Certo a tanta velocità corrisponde un sicuro spettacolo, ma se anziché viaggiare a venti nodi le barche viaggiano a 12 nodi va benissimo. Se poi questi pochi nodi di velocità in meno servono per ridurre i costi… Regole più semplici Tempo fa avevamo fatto un post su un tale che nel Nord Europa aveva lanciato la proposta indecente di eliminare tutte le regole di regata per facilitare la comprensione di una regata da parte del grande pubblico. Ok, ok, è sicuramente una provocazione, ma siamo concreti: il regolamento di regata non è forse soggetto alla interpretazione personale del giudice del momento? Quante regole sono difficili da interpretare? Un esempio? La definizione della giusta rotta. Dicesi giusta rotta quella che una barca vorrebbe seguire per arrivare più presto possibile, in assenza di altre imbarcazioni alla meta. Ma qual è la rotta migliore? Più all’orza o un po’ più poggiata? Chi decide qual è la giusta rotta? Ma se anche i migliori timonieri spesso vanno a tentativi per cercare la giusta rotta, come può un giudice (che spesso non è poi un gran "manico" ), su un gommone, a stabilire quale sia la giusta rotta? Lo può solo interpretare e con un grande margine di errore. E come lo può capire il giornalista che la vela l’ha vista solo in tv? E come può lo stesso giornalista spiegarlo al pubblico? E vogliamo parlare della regola 42, la famosa regola sul pompaggio? Qui le seghe mentali si sprecano. Ho visto trattati di decine di pagine che i giudici si passavano per tentare di applicare in maniera corretta questa difficile regola. Ma se la eliminiamo non è più facile per tutti? Insomma facciamola facile per tutti e anche in questo caso a guadagnarci sarà la vela Chiusura delle aule di protesta. Tutte le decisioni devono essere prese in mare senza nessuno strascico a terra. Fondamentale quindi riallacciarsi alla semplicità delle regole proprio per facilitare il lavoro ai giudici in mare. E dal mare deve uscire il vincitore, non da un’aula di protesta. Se vogliamo far capire la vela al grande pubblico dobbiamo far vedere che il vincitore è il primo che taglia il traguardo. Va da sé che le regate a compensi non sono neanche da prendere in considerazione Riduzione delle classi Troppe classi e troppi campioni sono un grande danno alla vela. Meno classi, magari con più categorie che arrivino fino al top, dove troviamo i grandissimi campioni della vela. Un calciatore della 3° categoria non può giocare contro la Juventus o l’Inter. Però giocano con lo stesso pallone e nello stesso campo. E allora perché non avere una stessa barca che possa essere usata sia dai dilettanti sia dai campionissimi, ma con delle rigide selezioni per arrivare alla serie A della vela. In questo modo per i media è più facile identificare la regata più importante, quella che conta veramente. E alle Olimpiadi mandiamoci classi già diffuse in tutto il mondo e non quelle costosissime frequentate da pochi facoltosi velisti I Campioni. Per avere successo ogni sport ha bisogno di avere il suo campione da seguire. Il campione fa da traino sia per il grande pubblico, sia per i praticanti. Valentino Rossi ha rilanciato alla grande il motociclismo in Italia; Alberto Tomba l’aveva fatto per lo sci; Alessandra Sensini lo fa per il windsurf e, da noi, il nostro Andrea Mura sta facendo tantissimo. Anche questo è un punto che abbiamo sempre sostenuto e il lavoro (poi purtroppo non andato a buon fine) della ricerca di contributi per i nostri atleti più forti è una tangibile testimonianza della nostra volontà. La vela decollerà veramente quando ci sarà un personaggio di spicco, che sarà universalmente riconosciuto come un grande campione. E perché ciò avvenga torniamo all’argomento già trattato sopra: meno classi, meno campioni ma più facilmente riconoscibili Comunicazione. La vela è uno sport minore e come tutti gli sport minori ha poco spazio nella grande televisione. Ma ormai Internet è una grande realtà e la vela trova i propri spazi nel web. Vi ricordate qualche anno fa quando si veniva a sapere che, a qualche orario improbabile della notte, ci sarebbe stato in tv un programma di vela? Vi ricordate che puntavamo la sveglia per non perderci i 5 minuti di vela trasmessa in tv? Beh, ora non ce ne può fregà de meno. Ora c’è internet e da qualche parte, quando vogliamo, possiamo trovare il video che ci interessa, basta cercarlo. Ma vi ricordate come aspettavamo con ansia l’uscita del Giornale della Vela su cui ci sarebbe stato l’articolo della regata (corsa il mese prima) a cui noi avevamo preso parte? Ora il Giornale della Vela non lo compriamo quasi più. Tanto rileggeremo le news già viste e riviste, in tutti i loro dettagli, sui vari siti internet di vela. La comunicazione per il grande pubblico passa per i canali tradizionali (tv e riviste) ma l’appassionato ha bisogno di sapere di di più. E quel di più glielo dobbiamo dare con internet e con tutti quei siti e blog che sono sempre più specifici. Insomma, quando noi parliamo di vela-spettacolo parliamo della vela che vorremmo e attualmente ci sembra che gli Extreme 40 siano ciò che più si avvicina all’idea della vela del futuro L'Autore del sito non è responsabile dei commenti inseriti nei post o dell'utilizzo illegale da parte degli utenti delle informazioni contenute e del software scaricato ne potrà assumere responsabilità alcuna in relazione ad eventuali danni a persone a seguito degli accessi e/o prelevamenti di pagine presenti nel sito. 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