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22/11/2017 - 21:09

La Federvela internazionale

World Sailing, Futuro remoto

Cosa è successo alla Conferenza Annuale di Puerto Vallarta (Messico): rinviate le decisioni chiave al Mid Year 2018. Tokyo 2020: date e criteri delle qualifiche. Restano le Medal Race classiche, si vedrà il Kite dimostrativo, dubbi per l'Offshore. Classi Olimpiche 2024, decisioni lontane... Board spaccato, Kim Andersen debole, CIO insofferente. E sullo sfondo, la "bomba" legale sui monopoli

 

di Fabio Colivicchi

Il futuro della vela come sport e disciplina olimpica, è sempre avvolto da una fitta coltre di nubi. E World Sailing, la federvela mondiale, non sembra ancora aver trovato le idee e le persone giuste per fare chiarezza. La conferenza di fine anno in Messico, aperta con i World Sailing Awards (fino allo scorso anno intitolati a Rolex, sponsor che ha lasciato dopo l'uscita di scena di Carlo Croce...), si è chiusa con molte domande rimaste senza risposta.

Il bilancio di un anno del presidente Kim Andersen, che ebbe la meglio su Carlo Croce, non può dirsi positivo. La sua stessa gestione appare nel migliore dei casi "leggera", impalpabile, senza la grinta e il peso necessari in una fase obiettivamente difficile, con lo sport mondiale in pieno cambiamento e la vela nell'occhio del ciclone. A tre anni dalle prossime elezioni, ci sono già almeno due candidati alternativi al danese: l'uruguaiano Perry e la neozelandese Dawson. Il Board è spaccato e il vicepresidente Torben Grael è spesso in polemica con Andersen. Non proprio l'ambiente ideale per il sailing mondiale che ha bisogno di forza contrattuale presso gli organismi sportivi internazionali.

LE QUALIFICHE OLIMPICHE PER TOKYO 2020 - Partiamo dalle poche cose decise a Puerto Vallarta. Queste sono le linee guida per le qualifiche olimpiche per i posti-nazione in ciascuno dei 10 eventi della vela a Tokyo 2020, sempre sottoposte alla ratifica del CIO nella sessione di febbraio 2018. Confermando la tendenza in atto, rispetto ai precedenti mondiali ISAF, l'appuntamento dei campionati del mondo di tutte le classi olimpiche di Aarhus 2018 (DEN), vede ulteriormente scendere la percentuale di posti-nazione per 2020 in pali. Dal 50% al 40%. Risultato? Sarà più difficile selezionare la nazione al primo tentativo, per farlo bisognerà entrare nel primo 40% di paesi in classifica. Il secondo step di qualifica saranno i Mondiali delle classi nel 2019 (la percentuale in questo caso non è ancora stata fissata), e infine il terzo e conclusivo step a livello continentale, pochi mesi prima dei Giochi nella primavera 2020.

Il DT azzurro Michele Marchesini commenta: "La strada per le prime qualifiche da strappare ad Aarhus si è ristretta parecchio con la nuova percentuale del 40%. Si può immaginare più agevole la qualifica al secondo passaggio, nel 2019 ai Mondiali, mentre è ad alto rischio finire nella terza e ultima possibilità di qualifica, quella continentale, ne sanno qualcosa Diego Negri o Gabrio Zandonà, si tratta di roulette "dentro o fuori" dove può accadere di tutto, e spesso la fortuna gioca una parte determinante."

ISCRIZIONI AD AARHUS 2018 - Anche iscriversi al supermondiale di Aarhus comporta il superamento di certi passaggi. In base alla quota di barche ammesse in ciascuna classe (vedi schema tra le immagini allegate a questo post), le procedure per l'iscrizione sono ferree (e le tasse notevoli: 300 euro per i singoli e 470 euro per i doppi): al primo "turno"(priority entries) ogni nazione iscrive un solo atleta per classe (l'iscrizione si perfeziona con il pagamento della tassa), al secondo (additional places), i posti restanti sono assegnati in varie scadenze secondo criteri meritocratici: i piazzamenti ai Mondiali 2017 (entro il 28.11.17), in base alle posizioni nelle ranking (15.2.18), successivamente se ci sono ancora posti a disposizione si passa a un criterio discrezionale (fino al 15.3.18), e infine, in caso di ulteriori posti liberi in qualche classe, oltre quella data e fino al 15 luglio, le domande di iscrizione saranno "open", assegnate secondo la data di arrivo, e sempre perfezionate con il pagamento. Una specie di giungla nella quale ci si deve destreggiare.

La buona notizia, se vogliamo, è che l'Italia è classificata al 3° posto nella ranking per nazioni per i risultati complessivi del 2017 (in testa la Francia), e questo dovrebbe darci una mano a portare ad Aarhus una squadra nutrita con più equipaggi in tutte le classi.

Altra particolarità non indifferente riguarda le limitazioni al numero di gommoni e di allenatori. Le quote definitive saranno note dopo la relazione della Coaches Commission di World Sailing, che è presieduta proprio dal DT italiano Michele Marchesini, ma è certo, benchè paradossale, che la limitazione impatterà di più sulle nazioni che hanno un maggior numero di classi e atleti. Del resto il problema del numero chiuso di gommoni e allenatori si riproporrà pesantemente anche ai Giochi di Tokyo 2020, come già annunciato dal comitato organizzatore, per la mancanza di posti ormeggio a sufficienza per tutti. A Rio i gommoni dei coach furono 274, a Enoshima il numero massimo sarà 180. Tanto vale abituarsi...

Restando a Enoshima, la località dove la vela azzurra spera di tornare a conquistare quelle medaglie olimpiche che mancano da Qingdao (1 argento e 1 bronzo) dopo due edizioni consecutive a secco (Londra 2012 e Rio 2016), in Messico World Sailing ha ufficializzato che i campi di regata sono stati spostati molto più a largo, fuori dalla baia, rispetto al primo progetto, a causa della massiva presenza delle reti dei pescatori locali. Di fronte a notizie del genere è davvero difficile reagire senza chiedersi come sia possibile che organizzazioni potenti come il CIO e le federazioni internazionali, possano incorrere in gaffe così colossali.

La stessa scelta di Enoshima, a quanto pare, non è quella iniziale di TOCOG, il comitato olimpico giapponese, che aveva preferito regatare nella stessa baia di Tokyo, ma sarebbe stata ispirata da World Sailing con l'allora presidente Carlo Croce.

Cosa succederà a Enoshima per la vela di Tokyo 2020, è in parte ancora da definire. Per il format, la submission delle classi 49er e Nacra, volta a disputare una finale con tre Medal Race molto brevi (lati da 2 minuti!), non scartabili e a punteggio semplice e non doppio, è stata scartata dopo la fortissima opposizione di Torben Grael, con il risultato che le due classi - gestite dalle stesse persone - escono indebolite politicamente da questa tornata.

TOKYO SHOWCASE? - Restano ancora incerti gli eventi dimostrativi (showcase) dei quali si parla da tempo. Qualche passo avanti lo ha fatto il Kite, per il quale è stata almeno indicata una location (la stessa dove si assegneranno le medaglie nella specialità del Surf da onda, uno dei 5 sport discrezionali concessi al comitato organizzatore), e fermo restando che World Sailing tiene sulla graticola, insieme al CIO,  due possibili formati gestiti da diverse associazioni di classe, IKA (presieduta dall'italiano Mirco Babini, dove si corre in slalom e a velocità) e GKA (specialità chiamata Expression, uno sport di "figura" con salti, capriole, trampolini...).

Resta invece ancora tutta da concretizzare l'affascinante ipotesi della vela offshore, che pure conta sul forte appoggio di alcuni paesi, Francia in testa che la vuole a tutti i costi almeno per Parigi 2024. Può influire positivamente la proposta fatta al Board di WS dalla Coach Commission di far correre la regata offshore da atleti già impegnati in altre classi. Sarebbe la prima volta in cui è possibile assegnare più medaglie allo stesso atleta nella vela. Per la classe, al momento si è mossa fortemente solo Beneteau per il Figaro 3 con i foil.

QUANTO E' LONTANO IL 2024? - Occhio a queste scadenze del CIO: a febbraio 2018 ratificherà il sistema di qualifica olimpica per la vela e definirà gli eventuali showcase. A maggio 2018, invece, il CIO dirà il numero di medaglie assegnate alla vela nel 2024, con possibile indicazione degli eventi (classi). Si capisce dunque che, pure in piena campagna per Tokyo, il mondo della vela nei primi mesi del prossimo anno sarà sotto stress per questo passaggio che rischia di cambiare profondamente la geografia delle classi olimpiche, in base ai sempre più pressanti criteri guida del CIO: gender equity (parità assoluta tra atleti maschi e femmine), con la possibile soluzione di un'altra classe mista (470?), e numero chiuso, con rischio di tagli per le solite classi sotto esame (Finn, windsurf, lo stesso catamarano). Il processo decisionale è: CIO dice i numeri e da eventuali indicazioni sulle discipline, WS decide le discipline, il CIO le ratifica e infine WS indica gli "equipment", cioè le classi vere e proprie. Si capisce che forse mai come in questo periodo la vela olimpica è in uno stato di grande incertezza e volatilità. La federazione mondiale, stretta nella morsa dei lacci del CIO e delle lobby dell'asse classi-cantieri, necessiterebbe di una forza e autorevolezza, anche di leadership, che francamente sembra mancarle.

LA "BOMBA" DEI MONOPOLI - Ad aggravare la situazione, se possibile, c'è poi l'ordigno-fine-di-vela, la super bomba pronta a esplodere, ovvero il contenzioso sul tema delle situazioni di monopolio presenti in quasi tutte le classi (un solo cantiere costruisce le barche: i due Laser, i due Neil Pride RSX, 49er, FX, Nacra 17. Solo Finn e i due 470 al momento sono fuori. Imponenti expertise legali sono sui tavoli dei massimi organismi sportivi, e World Sailing non può più fare finta di niente. A Puerto Vallarta l'ultima spallata all'illusione WS di minimizzare (se le cause legali partissero rischierebbe multe pesantissime da ridurla in bancarotta) l'ha data persino il Constitution Committee.

Questa sorta di corte costituzionale garante delle regole, guidata dal giudice Graham McKenzie già protagonista nelle dispute dell'America's Cup, ha infatti smentito il Board, bocciando una sua submission "morbida" nel proporre la soluzione del problema monopoli. Così il Board in fretta e furia ha dovuto riscrivere la stessa submission. Con la sua approvazione, WS si è impegnata a una serie di criteri di valutazione degli Equipment che escludano o riducano situazioni di monopolio, prevedano una presenza "fair" sul mercato, escludano cartelli tra produttori, consentano prezzi equi. In più questo esame suppletivo per tutte le classi sarà ripetuto ogni 8 anni, cioè ogni due cicli olimpici. E' un primo passo, ma la battaglia non finisce certo qui. Ed è chiaro che la minaccia incombente avrà un ruolo nella corsa delle classi a Parigi 2024 e seguenti. E pensare che a noi piacerebbe raccontare solo di sport, regate e velisti...

QUALCHE DATA SICURA (O QUASI) - Per concludere ecco almeno le date e gli apountamenti certi. Youth Sailing World Championship, i Mondiali Giovanili, si svolgeranno nel 2018 a Corpus Christi (Texas, USA) 14-21 luglio; nel 2019 a Gdynia (POL) 13-20 luglio. Per le edizioni 2020 e 2021 WS ha aperto il processo di esame delle candidature. Non è esclusa una proposta dall'Italia. World Cup Series (nuovo nome della Coppa del Mondo di vela olimpica): l'edizione 2018 è iniziata a Gamagori (JPN) nell'ottobre di quest'anno, e proseguirà a Miami (USA) in gennaio, Hyeres (FRA) in aprile, e con una Finale in giugno, da assegnare (non è esclusa una proposta dall'Italia). Nel 2019 si parte con Enoshima (JPN) nell'autunno 2018, poi ancora Miani a gennaio, quindi turno europeo (da assegnare) e Finale a giugno (da assegnare). Stessa configurazione (e assegnazioni da fare) per il 2020.

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