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14/05/2018 - 14:39

IL VARO DI LUNA ROSSA TP52 A TRIESTE - PARLA LO SKIPPER

Sirena: rivedo lo
spirito degli inizi

Max Sirena è lo skipper d'Italia: comanda la barca e la nazionale della vela italiane, e vuole rivedere tutti coinvolti con la sfida. Per farlo, sta lavorando per riprodurre il clima e lo spirito della prima Luna. In questa intervista fa il punto su tutto: barche nuove, vele, foil, equipaggio, tecnologia, budget. E dice: "Adesso conta solo vincere!"

 

"La Coppa l'ho già vinta ma il mio sogno è vincerla con Luna Rossa. Ho iniziato nel 1997 quando mi chiamarono per pulire il piazzale della base, e gli stimoli sono ancora gli stessi. Luna Rossa mi ha permesso di fare il cammino e raggiungere quello che sono oggi, ma il cammino ancora si deve completare. Luna Rossa in oltre vent'anni è diventata una grande famiglia di un gruppo di velisti e tecnici, l'obiettivo di questa nuova famiglia è di creare un nuovo movimento, che duri nel tempo e permetta un cambio generazionale, non possiamo andare sempre noi "vecchi" in barca o dirigere il team, abbiamo bisogno di energie nuove, e abbiamo iniziato a inserirle nella famiglia."

Max Sirena un po' comandande un po' papà (gli riesce bene anche in famiglia) accarezza il bulbo del TP52 e guarda al futuro.

"La barca per la Coppa sarà tecnologicamente avanzatissima, che avrà sistemi di controllo delle derive e di altre componenti paragonabili a quelli che si vedono sugli aerei o sugli elicotteri. La Coppa è una attività e un gioco molto tecnologico che va di pari passo con quello sportivo e ogni volta che c'è un mezzo tecnologico il grosso del lavoro è nello sviluppo e nella messa a punto della barca e poi viene quello sportivo."

Intanto questa festa a Trieste.

"Che accoglienza Trieste! La partnership è nata quasi per caso, avevamo esigenze logistiche qui, poi Vasco ha proposto il varo, e abbiamo subito pensato che poteva essere una bella festa per la vela e per lo sport, l'obiettivo di avere tanti giovani in piazza. Anche questa festa va nella direzione di uno dei nostri obiettivi: ricreare l'atmosfera che venne creata da Patrizio Bertelli nel 1997 quando è stata lanciata la prima sfida. Stamattina una persona mi ha detto "rivedo lo stesso entusiasmo e la stessa voglia degli inizi", questo mi fa piacere ed è molto indicativo perchè quella volta con quello spirito abbiamo ottenuto un risultato molto importante (la vittoria della Louis Vuitton Cup, ndr).

"Vincere o non vincere la Coppa è questione di particolari minimi, e molte volte difficili da spiegare all'esterno, e non è una scusa. Davvero tra vincere e arrivare secondi lo scarto è sottilissimo. E come mi ha insegnato Laurent Esquier che oggi è con noi, la Coppa è uno dei pochi eventi dove il secondo conta come l'ultimo. C'è tanto lavoro da fare, abbiamo creato un team molto nuovo, sia dal punto di vista tecnico e della progettazione che dei velisti, e c'è l'entusiasmo giusto. Ora conta il risultato.

Cosa aspettarci davvero dalle nuova barche AC75?

"Girano delle simulazioni, dei ragionamenti, su come si porteranno, come cambieranno i ruoli a bordo, timoniere, randista, trimmer, prove di regata. Diciamo che al momento posso dire solo una barca che farà "divertire", tra virgolette... Sia fuori che a bordo. Dovremo aumentare il rate del battito cardiaco dei membri dell'equipaggio! Saranno barche iper-tecnologiche, avranno la stessa velocità dei catamarani che abbiamo visto a Bermuda. Però attenzione: questi monoscafi non voleranno sempre. Ci saranno delle fasi di transizione tra volo e non volo che saranno molto interessanti da sviluppare. Nel prepartenza rivedremo il circling pershè si partirà nuovamente di bolina e non al lasco. Ci saranno alcuni minuti di prepartenza nei quali l'aspetto del match race puro tornerà in gioco.

"La barca è nuova per tutti, tutti sfruttiamo la tecnologia che abbiamo a disposizione e facciamo simulazioni, ma alla fine non vediamo l'ora di mettere la barca in acqua il prossimo anno, e capire effettivamente di cosa stiamo parlando, se quello che navigherà rispecchierà ciò che ci aspettiamo, siamo curiosi e fiduciosi.

"Abbiamo vietato nel Protocollo e nelle regole di classe l'opzione dei "ciclisti" per dare potenza ai controlli idraulici, per non creare confusione in chi guarda. Sono dell'idea che quando si va in barca, che sia catamarano, monoscafo, barca piccola o grande, alla fine la differenza la fanno i bravi velisti. Indipendentemente che tu vada a 10 nodi o 40 nodi, per poter vincere devi avere dei bravi velisti. Ovviamente sugli AC75 ci saranno sistemi idraulici ed elettronici, ma ci sarà di nuovo un trimmer che regola le vele, un randista che regola la randa, e ritorneremo ai cambi di vele di prua, che nel recente passato erano scomparsi, La barca potrà avere dei momenti in cui non volerà e sarà dislocante in acqua, nei quali avremo bisogno di maggiore potenza e quindi più superficie velica, per esempio dei Code Zero molto magri che daranno questa spinta."

A bordo quanta Italia ci sarà?

"Noi dobbiamo creare un prodotto, la nostra barca che sia competitiva per provare a vincere la Coppa e ovviamente usando al massimo la tecnologia disponibile sul mercato. Dove possiamo, cerchiamo tecnologie e aziende italiane. Ci sono tante realtà incredibili, alcuni di noi del team passano un terzo del loro tempo a cercare aziende ad alto valore tecnologico in Italia. Se troviamo un'azienda italiana che produce ciò che ci serve abbiamo intanto più garanzia di mantenere il know-how in Italia e non doverlo condividere con altri team di Coppa.

"Questo è un aspetto magari un po' nascosto agli occhi del pubblico e dei fans: c'è una grossa ricerca a tutti i livelli, dalle attrezzature di coperta fisse e correnti alla parte più sofisticata dal punto di vista elettronico, costruttivo, sui materiali. Se troviamo una realtà italiana lo facciamo per mantenere l'esclusiva. Una grossa difficoltà è tenere un progetto segreto fino alla fine e questo aiuta."

Qual è il budget di una sfida, quante sfide vi aspettate, e ce ne saranno altre italiane?

"In queste settimane, da Challenger of the Record abbiamo incontrato più persone, anche italiane, interessate a partecipare alla Coppa America. Ci hanno chiesto una serie di informazioni, aspetti tecnici e di budget. Per partecipare a una Coppa in modo dignitoso ci vuole un budget intorno ai 60 milioni di euro. Per poter puntare a vincerla ci vogliono almeno 90 milioni.

"Poche settimane fa sono uscite tante news sulla firma di un grosso contratto di sponsorizzazione di team (si riferisce a Ben Ainslie e al nuovo sponsor Ineos per la sfida inglese, che avrebbe finanziato con 163 milioni di dollari, ndr), diciamo che la Coppa America per quando ottimizzata non è un evento economico. I soldi servono ma da soli non bastano, perchè poi bisogna spenderli bene e fare le cose che effettivamente fanno la differenza.

L'obiettivo soddisfacente per creare un evento che torni ad avere la credibilità persa negli anni per una serie di equivoci e vicissitudini, credo sia quello di avere dai cinque ai sei team di alto livello. Si potrebbe anche pensare di avere dieci team, ma se poi di questi ce ne sono cinque che sai già non andranno oltre la prima settimana, non credo sia interessante da raccontare."

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