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05/08/2017 - 15:54

Discussione inutile

Quindi l'Optimist serve, o no?

Tita, i Ferrighi, Ferrari, Barabino, Sposato e Centrone, Cattarozzi, Cingolani, Gallinaro, Botticini... Tutti i successi recenti della vela azzurra arrivano da velisti che hanno un passato sull'Optimist. E non vale solo per l'Italia. Ha senso criticare questa barca?

 

 

Può una barca vecchia mantenersi giovane, e conservare le caratteristiche tecniche e marine per soddisfare le esigenze per le quali è nata? Ci sono tanti esempi di barche a vela d'epoca che ancora navigano per la gioia e la soddisfazione degli armatori, ci sono storie di barche leggendarie, piccoli scafi che hanno girato il mondo, i Vertue, i Folkboat, scafi e progetti che hanno segnato epoche e sono rimasti vivi, gli Arpege, i Dragoni, la Star, il Dinghy. potremmo continuare, ma la domanda è più stretta: puà l'Optimist essere considerato ancora la migliore opzione per la sicurezza e la crescita tecnica di un bambino ai suoi primi passi nella vela?

Nell'occhiello di questo post c'è scritto: "discussione inutile", in realtà crediamo che dibattere e confrontarsi sia sempre un momento di crescita. L'inutilità sta forse nel fatto che la risposta è già scritta, non è una ipotesi, è semplicemente la realtà dei numeri. Da Peter Burling in giù anche le recenti generazioni di campioni della vela hanno un passato sull'Optimist. Con quali risultati, è meno importante. Ma è la barca che conta, e la sua scelta. 

Inutilità della discussione anche perchè crediamo che nell'ampiezza di scelte possibili in una offerta ampia, chiunque possa optare per avviare alla vela dei giovanissimi con barche diverse dall'Optimist: siamo pieni di catamarani giovabili che tra poco voleranno, d'è già un foil per giovani, ci sono varie derive singole alternative all'Optimist, con maggiori o minori fortune. Non è in discussione la legittimità delle scelte in base ai gusti e alle propensioni. Le leggi dei grandi numeri ci rispondono che l'Optimist è di gran lunga la barca più scelta dai giovanissimi e dalle famiglie. E la conseguenza è che dal grande vivaio Optimist continuano a uscire gran parte dei nomi della vela che conta, i Vascotto, i Bressani, le Giulia Conti, e recentemente quelli che stanno riempiendo di trofei questa stagione.

Di seguito la nota della classe Oprimist che sottolinea il lavoro della filiera.

Quando avere solide basi significa avere la strada spianata verso una valida carriera velica: in queste settimane si stanno disputando in tutta Europa i massimi campionati continentali e mondiali delle principali classi sia giovanili, che olimpiche e non possono passare inosservati due fattori: che la vela italiana sta mietendo successi dopo successi; che tutti i velisti e veliste che hanno conquistato il podio, hanno iniziato dalla classe Optimist, seguendo l’iter zonale, interzonale, nazionale e per alcuni internazionale proposto dall’Associazione Italiana Classe Optimist con i programmi che stagionalmente vengono presentati alla Federazione Italiana Vela.

Ultimo successo da registrare è sicuramente quello di Ruggero Tita, che dopo aver rappresentato l’Italia a Rio nell’acrobatico skiff 49er, ha vinto a Kiel il Campionato Europeo della classe olimpica mista Nacra 17, con a prua Caterina Banti. Tita fu Campione nazionale Optimist e partecipò in azzurro al Campionato del Mondo di Cagliari esattamente 10 anni fa. Anche Giacomo Ferrari (con a prua Giulio Calabrò), sesto al mondiale 470 di poche settimane fa e azzurro all’Olimpiade di Rio esce - con orgoglio - dal vivaio della classe Optimist: vinse l’europeo Optimist a squadre nel 2010.

La settimana scorsa, un solo anno dopo aver disputato i mondiali ed Europei Optimist e aver gravitato nella nazionale Optimist Italia, Demetrio Sposato e Gabriele Centrone hanno vinto il Campionato Europeo Open Under 17 in Grecia.

A Malcesine, tra l’elite della vela mondiale con il vincitore della Coppa America Peter Burling, pesanti medaglie olimpiche e tantissimi timonieri e velisti che hanno disputato l’ultima Coppa America, i fratelli Stefano e Gianmaria Ferrighi hanno dominato nella categoria Youth del Mondiale Moth, arrivando anche a più che onorevoli posizioni in assoluto (23 e 26): anche i Ferrighi hanno mosso i primi bordi sull’Optimist con Stefano in particolare, che si qualificò nel 2010 all’Europeo Optimist in Polonia, arrivando 14esimo, per poi proseguire sul foil di tendenza, il Moth.

Ma non è finita qui: ai Mondiali Laser 4.7 tutti i medagliati arrivano dall’attività agonistica di Optimist Italia; Cesare Barabino vincitore di un bronzo all’europeo Optimist del 2015 ha conquistato in Belgio il bronzo assoluto e l’oro categoria Under 16; Giorgia Cingolani, in azzurro agli Europei Optimist dello stesso anno, ha vinto nella stessa categoria tra le femmine, salendo sul podio nell’assoluta, alle spalle di Federica Cattarozzi-prima-, anche lei formata con le regate Optimist e capace oggi nel Laser di esprimersi ancora meglio. Anche Guido Gallinaro, oro all’Europeo Laser Radial a luglio e già sul tetto del mondo nel Laser 4.7, vanta risultati di tutto rispetto nel suo passato Optimist, tra cui un titolo nazionale.

In due mesi praticamente tutte le medaglie arrivate all’Italia giungono da chi si è formato sull’Optimist: risultati abbastanza chiari che la dicono lunga sulla validità di una barca, che seppur brutta e forse in ontrotendenza con la vela moderna, garantisce sempre massima sicurezza a tutti i bambini con qualsiasi condizioni di vento e mare, oltre a formare velisti tecnicamente e tatticamente validi per la sua alta competivitià e partecipazione internazionale. In questi ultimi tre anni Optimist Italia ha sempre avuto un proprio timoniere nella top ten di un mondiale; nel 2017 al mondiale in Thailandia, oltre a vincere l’oro nella classifica individuale grazie a Marco Gradoni, ha conquistato un ottimo sesto posto nella speciale classifica per nazioni, il Miami Herald Trophy, su ben 62 nazioni presenti.

Commenti

Luigi Bertini (non verificato)

Penso sia davvero una discussione inutile ma solo perché la premessa è ovviamente falsa. Gran parte dei velisti di oggi vengo dall'Optimist perché per decenni non c'è stata nessuna alternativa. Sarebbe come dire che il 100% dei viaggiatori che usano il treno preferiscono Trenitalia. Si chiama monopolio.

Romano Less (non verificato)

Monopolio sì, ma: i tentativi -spesso puramente commerciali- di sostituire un barchino che ha dimostrato in un concorso internazionale di rispondere alle esigenze della scuola per bambini sono rimasti al palo. L'optimist ha pregi di stabilità, maneggevolezza, varietà di manovra e messa a punto che consentono di far compiere all'allievo una serie di esperienze crescenti, da cui potrà trarre elementi utili in qualunque classe poi decida di navigare. Chi lo ritiene superato dovrebbe andare a guardare molte uscite dei ragazzi- tra 6 e 14 anni- in qualunque condizione e poi chiedersi quale potrebbe essere la sostituzione. Parliamo anche di costi ingombri, ecc...