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Storia | Regata > Coppa America

14/05/2018 - 14:25

IL VARO DI LUNA ROSSA TP52 A TRIESTE - PARLA IL PATRON

Patrizio, la Coppa
e quel filo sottile

Intervista a Patrizio Bertelli. Vincere e perdere è questione di niente. Ma vogliamo riportare passione e partecipazione intorno alla Coppa America. Tante cose sono cambiate, ma non le cose interessanti. L'Italia è cresciuta con la Coppa, adesso rilanciamo il movimento

 

Patrizio Bertelli indossa sdrucide polacchine Clark sotto l'abito Prada, stilisticamente resta il re del contropiede. In compenso da un po' di tempo quando parla di America's Cup, il suo amore folle non certo segreto, si fa soffuso, quasi ecumenico. Le battaglie, evidentemente, le conserva per altri momenti, che di certo arriveranno. Ammaliato da Trieste, come tutti, in una domenica di sole non previsto e perciò più gradito, si affaccia su Piazza Unità e riassume il Bertelli-pensiero a un anno esatto dal varo di Luna Rossa AC75 (forse ancora a Trieste, visto come è andata stavolta) sulla Coppa, ieri, oggi e domani.

"Fino agli anni Novanta i componenti degli equipaggi di Coppa America e anche di barche in regate d'altura non erano molto italiani, c'erano soprattutto anglosassoni, neozelandesi, australiani. Tutto il lavoro fatto da metà anni Novanta in poi ha portato al fatto che gli equipaggi, ma anche i tecnici e i progettisti italiani sono ormai equiparati al top dei velisti e fanno parte di tutti i team, vediamo italiani in tanti team internazionale. Quando Bertarelli vinse la prima Coppa America a bordo erano tutti neozelandesi, Quando Oracle vinse la Coppa aveva un gruppo fondamentale di italiani che venivano tutti da Luna Rossa. Questo è stato un primo sviluppo portato dalla Coppa America all'interno del sistema."

C'è un po' di legittimo orgoglio nel ricordare questo passaggio, e del resto oggi il presidente del Club sfidante, il Circolo della Vela Sicilia, Agostino Randazzo, ha detto che Luna Rossa è la "nazionale della vela italiana". Questa sarà anche la volta buona per vincere la Coppa?

"Per vincere una Coppa America si deve camminare su un sottile filo che ti fa arrivare fino in fondo, ci sono dettagli e situazioni che richiedono una conoscenza fondamentale. Le diatribe legali che hanno coinvolto la Coppa America hanno creato un distacco tra il pubblico e la Coppa, noi speriamo, essendo nuovamente challenger of record, di riportare l'America's Cup nel giusto canale, di passione, di partecipazione, di conoscenza. Chiaramente le barche sono cambiate. Il primo principio della Coppa è l'evoluzione tecnologica, queste barche rappresentano le aspettative di sviluppo nell'ambito della vela. I catamarani non sono sbagliati, hanno fatto dieci anni, fanno parte de percorso della Coppa America. Ora con il monoscafo scatta un modo diverso di regatare e vedremo quali saranno risultati."

Dunque migliorare la Coppa anche dal punto di vista del pubblico, come altro obiettivo da raggiungere (oltre alla vittoria) in quanto primo sfidante. A questo concorreranno le nuove barche. Cosa cambierà davvero rispetto ai catamarani?

"In Coppa America la parte più interessante riguarda la progettazione dello scafo, penso. Questo aspetto con i catamarani era molto limitato, si vedevano partenze in velocità. Con queste barche rivedremo le partenze di bolina, con i movimenti del match race. Poi dall'idea del monoscafo si sono fatte largo altre idee, a cominciare dal pensare che un monoscafo possa volare, quando prima si pensava che solo i catamarani potessero farlo. L'evoluzione porta ad altre idee, come il rinnovamento della randa. La wingsail dei catamarani era una cosa complessa da gestire, con molti problemi, sul primo trimarano di San Francisco la vela alare rigida oltre che complessa era anche pericolosa per le persone. Con le evoluzioni inserite nelle regole di stazza pensiamo di aver coniugato il monoscafo con l'ultimissima tecnologia, vedremo delle rande sorprendenti e innovative."

Torneranno le notti di passione per la vela anche in Italia?

"Vogliamo approfittare della Coppa America per far ripartire il movimento della vela in Italia. Cosa puo' fare l'Italia, tutta l'Italia, da Trieste a Genova a Palermo, per affiancare il nostro lavoro e aiutarci tutti a far crescere la vela? Avere un senso di partecipazione, togliere la cultura dell'invidia, se qualcuno riesce a fare delle cose che altri non fanno perchè demonizzarlo? Auspichiamo la partecipazione, l'entusiasmo della gente, e una capacità del sistema di essere più duttile, più partecipativo, meno fiscale, meno burocratico."

Anche se il principio di nazionalità è sempre sfumato, sarà una sfida molto italiana anche dal punto di vista dei contenuti tecnologici?

"Terremo conto e valorizzeremo le capacità intrinseche. Realizzeremo in Italia tutto quello che sarà possibile e giusto fare qui. Questo TP52 è stato fatto dal Cantiere Persico che è diventato un'eccellenza italiana a livello internazionale e sarà anche quello che costruirà la barca di Coppa. La Coppa America per quanto riguarda il settore nautico è sicuramente un buon motore, una spinta per tante piccole aziende, dalle drizze alle scotte abbiamo a bordo tutta roba italiana, in alcuni settori non c'è paragone con la qualità italiana. Certo nei settori elettronici sono ancora più gettonate realtà esterne. Direi che la globalizzazione ha un po' trasformato il punto di vista della nazionalità. Attingiamo all'estero dove c'è necessità e opportunità per far nostre certe tecnologie. Ma l'Italia è piena di aziende valide come Persico, Gottifredi Maffioli, Re Fraschini per il carbonio, Cariboni, tante altre...

"Credo che da ora fino al 2021 avremo esattamente coscienza di quello che potremo fare all'interno della vela e riportare un po' una passione per Luna Rossa e per tutto questo sport. Il TP52 l'abbiamo scelta perchè tutti i team di Coppa America partecipano al campionato di questa classe competitiva, è un indispensabile confronto dei team e dei velisti. Auguro buon lavoro a tutto il mio team e ringrazio Trieste per l'accoglienza, una città bellissima che spesse volte viene dimenticata."

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