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04/12/2017 - 20:08

La cultura prima di tutto

Napoli e la vela:
un libro di storia

Martedi 5 alle 18 a Napoli, nella Sala convegni della Lega Navale Italiana al Molosiglio, la presentazione del libro “Quando Napoli andava a vela - Ricordi di mare e di un tempo che fu”, di Carlo Franco con Paolo Rastrelli, Editore Tullio Pironti, condotta dal direttore di Saily.it Fabio Colivicchi - LEGGI QUI UN BRANO DALLA PREFAZIONE DELL'AUTORE: "Per definizione Napoli è una delle tre capitali della vela agonistica italiana. Le altre due sono Genova e Trieste..."

 

Per definizione Napoli è una delle tre capitali della vela agonistica italiana. Le altre due sono Genova e Trieste. Questo dato, che si ottiene sommando le medaglie e i trofei conquistati con le capacità organizzative e strategiche dimostrate nel corso dei decenni, viene accettato senza discutere. Anche dalle città che restano ai piedi del podio. Il mondo della vela, pur tanto variegato e mai in pace con se stesso, rispetta, insomma, il patto non scritto che scandisce il tempo e le vocazioni di ognuna delle tre capitali, e così Genova è la città degli armatori, Napoli è la culla dei timonieri e Trieste la roccaforte dei marinai.

Le differenze, se si scende nel dettaglio, sono minime, ma rispecchiano i caratteri delle persone e le etnie dei luoghi. Questo scenario ha subito modificazioni solo per effetto di eventi straordinari; pochi, per la verità, ma tutti oltremodo significativi. Il più rilevante è all’origine di questo libro. Il cortocircuito avviene quando un guardiamarina di Lussinpiccolo, Agostino Straulino – uno degli eroi della pattuglia di ardimentosi che violarono Gibilterra – viene assegnato alla base navale di Napoli e resta immediatamente folgorato dalle qualità e dall’umanità dei marinai del Molosiglio con cui divide il sonno e la fatica degli allenamenti, finendo col diventare uno dei più forti timonieri di ogni tempo.

A quel punto la storia della vela si fa leggenda. Impastata di sudore e passione popolare, non più solo passerella per vip e luccichio di mondanità. Nord e Sud che si uniscono all’ombra di una vela, cullati dal mare del Golfo più bello del mondo. Non si può chiedere di più al caso, e infatti il sodalizio è durato nel tempo e ancora oggi è una delle pietre miliari della storia della vela sportiva.

Gli ingredienti, dunque, ci sono tutti. E ci sono anche tre tutor che hanno reso più facile l’impresa: due marinai d’altri tempi, cresciuti all’ombra di Agostino – per tutti Tino – Straulino e ancora sulla breccia, Carlo Rolandi e Pippo Dalla Vecchia, e uno storico sanguigno, Paolo Rastrelli, che è l’anima del Centro Studi Tradizioni Nautiche, tenacemente voluto dalla Lega Navale napoletana e dal suo presidente Alfredo Vaglieco. Paolo è stato un prezioso e insostituibile compagno di viaggio. Dietro di loro il gruppo dei ragazzi – si fa molto per dire, trattandosi di campioni che hanno vinto su tutti i mari del mondo e sono cresciuti nella scia dei maestri e con loro fanno squadra da sempre. La materia prima non manca.

Il libro, in sostanza, è una storia della vela a Napoli, e soprattutto un doveroso omaggio ai protagonisti di questa storia. Lo scenario entro cui il racconto si muove è, naturalmente, quello dei circoli nautici, attraversato da tensioni trasversali – interne ed esterne, potremmo dire – che si incrociano, e sono a volte più bizzose e insidiose dei venti del Golfo. Tutti “sentiamo”, per esempio, che c’è bisogno di una svolta per recuperare il tempo perduto e l’entusiasmo della Belle Époque e degli straordinari successi conquistati. Ma l’inerzia sembra essere più forte della peggiore bonaccia. Una maledizione.

Questo libro è quindi anche una sorta di ultima chiamata: è tempo di reagire e di dare uno scossone, invece: proviamoci, è ancora possibile recuperare. Il momento topico del racconto è la settimana olimpica del 1960: si disputa nel golfo di Napoli, che in quell’occasione viene ufficialmente consacrato come lo “stadio del vento”. Ideale per una regata perché mette a durissima prova l’abilità degli equipaggi, la qualità delle vele e l’affidabilità delle barche. La settimana olimpica fu un successo strepitoso, il primo e anche l’ultimo, purtroppo: a far data da quell’anno, infatti, è stato un continuo alternarsi di pagine esaltanti e di occasioni non colte.

La vela, insomma, è la metafora di Napoli, perennemente in bilico tra bene e male, eppure sempre capace di sorprendere per la sua forza creativa. L’esame, però, non è stato superato: Napoli aveva le carte in regola per diventare la Newport d’Europa, vale a dire una grande “città della vela”, portatrice di un grande progetto sportivo, sociale e occupazionale, ma l’obiettivo non è stato centrato. Ora è finita nelle retrovie della storia e mostra di voler rinunciare a un primato che era – ed è ancora – alla sua portata. Il tempo della resa, però, non è ancora giunto, e Napoli potrebbe di nuovo stupire il mondo: ne sono convinti anche a Genova e a Trieste. Gli amici-nemici di sempre. Che pure non se la passano tanto bene. È tutto, e spero che possa introdurre alla lettura. L’ultima gradita incombenza è un ringraziamento sentito alla Brokercast S.r.l., che con il suo prezioso supporto ha reso possibile il nostro lavoro. (C.F.)

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