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Storia | Regata > Vela Giovanile

18/09/2017 - 14:06

Inchiesta esclusiva sulla vela giovanile/terza e ultima parte

Gli Istruttori: ora parliamo noi

La terza e ultima (per ora) puntata dell'esclusiva inchiesta di Saily che ha fatto il punto sulla vela giovanile in Italia, alzando il livello del dibattito e la condivisione delle conoscenze e delle posizioni. Una inchiesta che è un work in progress e quindi continuerà ancora con altri contributi. Ma intanto chiudiamo il cerchio: la parola agli Istruttori e allenatori di vela. Categoria in trincea nella promozione dello sport, ma con pochissime tutele professionali. E un bel mix di gioie e problemi... 

 

La terza e ultima (per ora) parte dell'esclusiva inchiesta di Saily che ha fatto il punto sulla vela giovanile in Italia. La parola finale ai protagonisti più impegnati sul campo: istruttori e allenatori. Una schiera numerosa di operatori, che vanno dagli allievi che iniziano una attività didattica per poi seguire l'iter formativo e l'iscrizione agli albi FIV, che iniziano proprio con la figura dell'aiuto istruttore; proseguono con varie tipologie di impegno, in base all'esperienza maturata, all'età, al tempo a disposizione o dedicato al lavoro, alla zone dove si opera; e si concludono con la fascia alta della categoria, istruttori di IV livello CONI, allenatori di classe, di atleti o equipaggi o appartenenti allo staff tecnico FIV, fino alla stessa Direzione Tecnica.

Istruttori (nelle scuole vela), allenatori e coach (dalle squadre agonistiche di circolo in su), maestri di vela (in scuole private, attività di molti anni, spesso familiari), esperti velisti (che partecipano anche al percorso didattico ed esaminativo per le patenti nautiche): il piccolo grande esercito di chi insegna la vela è ampio, magmatico, differenziato (anche se le normative FIV e le recenti indicazioni del Codice della Nautica stanno cercando di uniformare e coordinare per quanto possibile), in crescita (buon segno: le vocazioni stanno aumentando e le iscrizioni ai corsi istruttori federali lo dimostrano), ma soprattutto: decisivo. Perchè dalla qualità e quantità, dallo spessore dell'insegnamento della vela dalla base al perfezionamento, dipende in buona misura il futuro della vela, con le nuove generazioni uscite dalle scuole e dall'attività giovanile di ogni tipo.

Per questo, sentire e analizzare le loro risposte alle domande della nostra inchiesta, è la giusta chiusura dell'analisi avviata dal Consiglio Federa le e passata per le Zone e i Circoli. Dalle risposte, dalle idee e dalle posizioni di istruttori e allenatori velici , in prima linea a combattere la quotidiana battaglia per la promozione della vela al pubblico, possiamo estrapolare proposte concrete e azioni da compiere. In un certo senso chi insegna vela è simile a chi la racconta, come i giornalisti o editori di media velici: entrambi hanno un compito decisivo che impatta sui numeri, in modo passivo perchè dipende da quei numeri, ma anche in modo attivo perchè quegli stessi numeri la loro attività può e deve farli crescere.

Alla domanda: "Pensi che fare l'Istruttore di vela possa essere una scelta lavorativa adeguata per un giovane?", la maggior parte di chi ha risposto è stata malinconicamente categorica nello sconsigliarlo vivamente: la categoria professionale “Istruttore Vela” non è inquadrata  normativamente, il che pone gli Istruttori in balia delle scelte dirigenziali dei Circoli, con direttivi che peraltro cambiano ogni due, tre anni. Non c’è continuità nei programmi e nelle scelte e nessuna garanzia normativa. Lavorare come Istruttore è un’attività integrativa e temporanea dettata da esigenze economiche momentanee.

La FIV - è opinione diffusa per quanto ovvia - dovrebbe impegnarsi per regolamentare la figura professionale di Istruttore di Vela e quindi mettere i Circoli di fronte al fatto di non poter fare buono e/o cattivo tempo a seconda degli umori del Presidente di turno.

Sul tema c'è una notizia dell'ultima ora (è di venerdi 15 settembre) che arriva dal governo, riguarda l'approvazione della riforma del Codice della Nautica, che a quanto pare avrebbe previsto la figura professionale dell'Istruttore di vela. Saily farà gli opportuni approfondimenti per capire i dettagli, come la figura verrà normata, quali saranno soprattutto i vantaggi che ne verranno a chi opera professionalmente in questo campo, così come gli obblighi e i doveri. Vedremo. Sembra una attenzione che finalmente viene a colmare un buco normativo, speriamo che non aggiunga inutile e dannosa burocrazia, come accaduto altre volte alle leggi italiane.

Per Alessio Frazzitta (CV Crotone) “La nostra è una categoria senza sicurezze, senza stabilità. Il 70 % degli istruttori è assunto con contratti co.co.co... poi il resto in nero... Ho avuto esperienze difficili dal punto di vista contrattuale, del trattamento e della puntualità dello stesso, con quasi tutti i circoli con cui ho avuto a che fare. Tranne poche eccezioni, la situazione è precaria in quasi tutti i circoli e varia a seconda delle persone che ogni 4 anni amministrano la società sportiva.”

Gli fa eco Marcello Meringolo, XI Zona, allenatore della classe Optimist: “Diventare un professionista non è semplice, c’è troppa burocrazia e le forme contrattuali sono da medioevo. Attualmente, sconsiglierei di farlo a tempo pieno come ho fatto io.” E Simone Gesi (II) chiarisce “...Molti desistono e perdiamo ottimi istruttori che cambiano lavoro perchè sottopagati o non tutelati dal contratto...”

Ancora più chiara Paola Fachin (XII): “Credo che per i giovani fare gli istruttori di vela a tempo pieno sia una scelta piuttosto coraggiosa. Ci deve essere alle spalle un circolo solido che li aiuti a crescere e che dia loro delle garanzie. Molti ragazzi con cui lavoro attualmente studiano all’università e per quanto seriamente prendano il loro lavoro nei fine settimana o nei corsi vela estivi, nessuno di loro vede questa professione nel proprio futuro.”

La novità del Codice può essere la svolta: solo se avranno certezze gli istruttori potranno credere nel loro lavoro. Oltre a questo, c'è bisogno di stabilità, e forse il turn-over dirigenziale dei club deve impattare di meno normativamente e contrattualmente sul lavoro degli istruttori. Su questo potrà aiutare il previsto piano di formazione specifica per dirigenti di circolo, speriamo parta al più presto.

Abbiamo poi chiesto "Come valuti in generale l’organizzazione delle scuole vela FIV (circoli, barche mezzi)?" La valutazione in linea generale è sotto la sufficienza, molte scuole di vela sono guidate dalla passione, senza avere mezzi o possibilità, in alcuni casi volontà dei Circoli, d’investire nella scuola vela, sia nei mezzi che nella programmazione finalizzata alla formazione di futuri atleti. Giuseppe Palumbo (VIII): “...Non tutte le scuole vela hanno un’organizzazione finalizzata a crescere degli atleti, molte sono indirizzate a fare cassa senza una vera e propria programmazione di lungo periodo.” Concorda Gianni Rubinetti (XI Zona), per il quale “Convivono enormi differenze di budget, anche se lo sforzo di aggiornare i circoli è apprezzabile.”

Ancora Paola Fachin (XII): “L’offerta di scuole vela FIV è davvero vasta, ma purtroppo non sempre adeguata dal punto di vista della sicurezza e della professionalità. Nella mia zona poi, in percentuale, sono molto poche le scuole che prevedono un prosieguo dell’attività ad un livello pre-agonistico ed agonistico...”. Per Salvatore Prinzivalli (XII) “In generale penso che ci siano pochi circoli che facciano attività di scuola vela per come si deve altri invece spesso non hanno un istruttore qualificato. Ci vorrebbe più controllo.” Controllo che anche Alessio Picciotti (IV) ritiene carente: "Non esistono elementi tecnici di controllo o, meglio ancora, commissioni tecniche che consigliano ai vari circoli come lavorare e ottimizzare il loro lavoro con le scuole di vela."

Dove si comprende bene come la crescita di livello di ciascuna categoria (circoli, dirigenti, istruttori) vada esattamente a beneficio di tutte le altre: lo sviluppo conviene a tutti. E porta anche al miglioramento dei conti.

Altra domanda chiave: "Come reputi il percorso formativo della Federazione per gli Istruttori (corsi, esami, documentazione, albi)?". Qui gli istruttori dicono che in linea teorica, il programma di formazione FIV parte da un’ottima base, ma: 1) andrebbe reso maggiormente uniforme per tutte le Zone, 2) dovrebbe essere più selettivo, nel senso di maggiore serietà nello svolgimento e attuazione dei programmi nazionali, 3) dovrebbe richiedere e una maggiore esperienza sul campo (potenziamento del tutoraggio) e quindi una più accurata valutazione delle capacità effettivamente acquisite,per poter garantire un processo di professionalizzazione della figura “Istruttore di Vela”. Gli stessi attori del sistema sembrano disposti ad affrontare una maggiore selezione, a fronte di una filiera che funziona.

Gianni Rubinetti (XI), “A livello centrale il percorso è ottimo, ma a livello zonale cambia molto e varia per zone.” E Matteo Sangiorgi (IV): “Credo fortemente nella necessità di professionalizzare la figura dell'istruttore. La speranza è che nel tempo la formazione migliori." Sembrerebbero finiti i tempi della "gara" tra Zone a chi aveva più Istruttori, senza curarne la qualità. Oggi si è avviato un processo lungo, di unificazione dei percorsi, ci vorrà tempo perchè c'è una cultura di vela diversa da zona a zona. Alessio Picciotti (IV): "Bisognerà lavorare ancora tanto per equiparare il tutto, anche perché il brevetto di Istruttore è valido in tutto il territorio nazionale."

Molto attese le risposte alla domanda su "Come è cambiata la vela e come sono cambiati i ragazzi che vi si avvicinano, negli ultimi 10 o più anni? (Cambiamenti tecnici, nelle barche, e cambiamenti sociali)? Quie risposte non hanno direzioni comuni, anche se un po’ tutti concordano sul fatto che la vela e il rapporto con la vela per i ragazzi che si avvicinano sta cambiando, ma qualcuno pone l’accento sulla maggiore ingerenza delle famiglie (Palumbo, Rubinetti), qualcun altro (Meringolo) sul peso che hanno i costi sempre maggiori della pratica sportiva vela. Lo stesso sottolinea il fatto che i foil saranno il futuro e che parallelamente bisogna formare istruttori in grado di insegnare questa vela del futuro.

Gesi e Sangiorgi sollevano l’attenzione sul “consumismo”: tutto, subito e fare tante cose (mordi e fuggi), che si è diffuso ovunque, quindi anche nello sport con una penalizzazione della determinazione e dello spirito di sacrificio nel perseguire un obiettivo. Picciotti lo spiega così: "Si pensa più ad ottenere la vittoria e meno al valore sociale dello sport, al vero valore educativo del rispetto delle regole e alla convivenza civile, alla socializzazione."

Voce fuori campo Paola Fachin che invece nota cambiamenti positivi, soprattutto nella diffusione e aumento degli allievi di scuola vela, anche grazie ai progetti con le scuole, e nell’accessibilità economica: "L'attrezzatura si può trovare a prezzi accessibili e anche per l'abbigliamento dalla grande distribuzione fino ai negozi on ine tutto è più a buon prezzo rispetto a qualche anno fa. I cambiamenti tecnici sono stati molti ma quello che vedo è una crescente attenzione degli Istruttori al benessere dei propri piccoli atleti. L'alimentazione, la preparazione fisica e lo stato psicologico..."

Ci sono anche osservazioni particolari. Giuseppe Palumbo: “Assistiamo alla presenza di genitori sempre più grandi in relazione all’età dei propri figli, c’è da gestire un maggiore ansia da parte di genitori e ragazzi che non è sempre facile.” Gianni Rubinetti (XI): “...A livello agonistico c’è un grande miglioramento dei giovani allenatori a livello tecnico e nei rapporti con i ragazzi ma con aumentate difficoltà a gestire i rapporti con le società e le famiglie.” Per Matteo Sangiorgi “forse oggi i ragazzi mancano di determinazione e spirito di sacrificio. Credo che anche in questo caso sia un problema generazionale e non della vela o dello sport.”

Simone Gesi (II): “I ragazzi di oggi sono molto brillanti su tutto ciò che riguarda le tecnologie, ma un po’ meno pratici e inclini al sacrificio, vorrebbero il risultato velocemente perdendo di vista che la vela, alla fine, è un modus vivendi che c’entra poco con gli altri sport. Credo che la vela veloce dei foil e acrobatica possa invece dare vita nuova al movimento.” Walter Kolic (XIV) “I cambiamenti sociali incidono sul fatto che i “ragazzini di oggi” non sono mentalmente preparati a fare dei sacrifici nello sport per il fatto di essere già da piccoli abituati ad un certo modo di vita con il quale non hanno bisogno di fare dei sacrifici per essere realizzati nella vita. Forse bisognerebbe iniziare con la vela...”

Altra domanda: Quanto reputi importante per il tuo lavoro l’aspetto educativo/umano, in aggiunta a quello tecnico/sportivo? Le risposte sono praticamente le stesse, senza dubbio l’allenatore è educatore, soprattutto la dove i genitori sono assenti (e accade spesso), e diviene fondamentale a livello giovanile. Equilibrata Paola Fachin: “L’aspetto educativo/umano è parte integrante del percorso che quotidianamente facciamo con i ragazzi... uno dei nostri compiti più difficili è far funzionare un gruppo/squadra i cui componenti per la maggior parte del tempo vivono e gareggiano individualmente. Tanta pazienza e diplomazia per mettere assieme anime, umori e malumori a terra dopo che in acqua se le sono suonate di santa ragione! Il ogni caso il rispetto per gli altri, l’accettazione delle diversità, il gioco pulito, il dialogo sono concetti alla base della civile convivenza a prescindere dalle pressioni a volte involontarie delle famiglie nel senso opposto.”

Giuseppe Palumbo: “Siamo in primis degli educatori pertanto ritengo importante il ruolo educativo degli istruttori in un’epoca in cui le famiglie tendono a delegare anche l’aspetto educativo...”. Marcello Meringolo ricorda: “In un mondo dove i genitori hanno poco tempo per stare con i figli, la figura dell’istruttore è molto importante per supportare proprio queste carenze.”

Quasi tutti gli Istruttori sono rimasti "in buoni rapporti con gli ex allievi che hai cresciuto, dopo la fine del lavoro insieme", la risposta è corale: ottimi rapporti anche a distanza di anni. Abbiamo quindi voluto sapere: "Avete dovuto fronteggiare casi di ragazzi difficili (per vari tipi di problemi, fisici o psicologici), come li hai affrontati, e l’esperienza ti ha cresciuto professionalmente? Le risposte a questa  si muovono in due direzioni: quella di esperienze con ragazzi/e o diversamente abili o con problemi di dislessia/coordinazione motoria e in questo caso l’esperienza è stata positiva e di crescita per l’Istruttore; l’altra è quella dei ragazzi che non avrebbero problemi, se non quelli derivanti dal rapporto delle famiglie con lo sport e l’agonismo.

A Meringolo (“Tutte le esperienze in certi casi ti formano e ti fanno crescere. Saper parlare ai ragazzi è un grande pregio, sopportare i genitori, alle volte, un'arte!”), fa eco Antonio Rubis Viviani (XI), “Nessun ragazzo o bambini è stato rifiutato, la vela è per tutti: normali e non normali”. E anche Valter Kolic concorda: “Avevo qualche caso di ragazzi con problemi psicologici , ma riuscivo quasi sempre farli uscire dalla loro situazione difficile. Dipendeva molto dalla collaborazione del genitore ma anche dell'ambiente (circolo e altri ragazzi della squadra).”

Come valuti l’atteggiamento delle famiglie che portano i figli a scuola vela o all’attività agonistica: mediamente sono equilibrati, lasciano lavorare, o ci sono casi di genitori invasivi? In generale, diversamente dai più politici presidenti di zona, la maggior parte delle riposte sottolineano la crescente invadenza dei genitori (Kolic: "Purtroppo i genitori invasivi crescono come funghi dopo la pioggia. Da anno in anno situazioni di genitori invasivi si moltiplicano. Cerchiamo sempre di fare opera di moderazione”). La soluzione è nel gestire i rapporti con i genitori nella massima chiarezza dell’allenatore/istruttore e del Circolo! con poche regole semplici e chiare da rispettare.

Giuseppe Palumbo VIII Zona, “Il mio atteggiamento è: ok parliamone ma alla fine decido io e se vi piace siete i benvenuti altrimenti ci sono tante altre alternative. Servono fermezza ed esperienza altrimenti si viene sopraffatti e questo per i più giovani non sempre è facile.” Meringolo: “Il peggio viene da gente che non sa niente di vela, che vorrebbe imporre il proprio punto di vista agli allenatori senza sapere di cosa si sta parlando...”. C'è chi, come Simone Gesi, è "convinto che lo sviluppo di un atleta non possa escludere la collaborazione della famiglia che però deve capire i limiti da non oltrepassare. Quando ho dovuto affrontare qualche famiglia molto invasiva, ho messo dei paletti..."

Chiosa Salvatore Prinzivalli (XII): “Qualcuno qualche volta cerca di superare la linea e viene richiamato. Spesso tutto finisce li certe volte invece continuano. Quando continuano bisogna intervenire sul genitore non sul ragazzino.” Picciotti: "Credo che si debba educare anche i genitori, ma serve l'aiuto delle società che devono far lavorare i propri tecnici con tranquillità tenendo a bada l’invadenza." Più d'uno ritiene che la forte presenza del direttore sportivo o di un responsabile di circolo che concorra con il tecnico nel “formare” i genitori alla diversità del nostro Sport, sia di grande utilità.

La maggior parte sostiene che l’incidenza percentuale di genitori invadenti è minima, ma tutti concordano nella chiarezza iniziale delle regole che guideranno l’attività.  Con qualche concessione: Alessio Frazzitta (VI) cerca di chiudere un occhio: "Vorrebbero tutti il figlio campione... Devono capire che in ogni gruppo c’è sempre il più bravo e il meno, ma che fare sport li renderà comunque migliori.”

Difficile indicare una percentuale precisa di casi “difficili", che possono avere natura svariatissima, a volte imprevedibili: genitori iperprotettivi, quelli dei presunti campioni, quelli velisti/istruttori di vecchia data, quelli per i quali l’unica verità è quella del figlio... Oppure (e sono la maggior parte) i genitori che non riescono ad adeguarsi ai rapidi cambiamenti dei ragazzi che crescono, e tendono a dare la colpa agli istruttori. I club che hanno raggiunto un buon equilibrio sono quelli che fanno tesoro di alcune esperienze e si sono organizzati: il team di istruttori è ben coeso, dialoga apertamente e costantemente ma soprattutto parla lo stesso linguaggio e condivide linee didattiche e comportamentali di fronte a genitori e ragazzi.

Un aspetto molto importante, che sempre Paola Fachin riassume così: "Costante dialogo e comunicazione con i genitori, riunioni collettive e disponibilità al colloquio privato; regolamento scritto e distribuito alle famiglie con le regole generali della squadra agonistica compresi i criteri di convocazione alle regate.”

Quali suggerimenti propongono gli istruttori per migliorare la loro attività, l’aggiornamento e il riconoscimento professionale? Maggior impegno della FIV nella gestione capillare degli aggiornamenti, ma soprattutto nel qualificare a livello governativo la figura professionale dell’Istruttore di Vela, anche in senso assicurativo, vista la considerevole responsabilità che ogni istruttore si assume nel lavoro con i minori. La richiesta è unanime! Lo abbiamo già visto in precedenza, e se ne sta finalmente parlando in sede legislativa.

Interessante l’accento sulle maggiori occasioni di confronto tra circoli, zone e squadre, posto da Marco Barabino (III): “Personalmente ho sempre puntato al confronto e alla collaborazione con altre squadre, più si condivide più si cresce.”

Una voce che in qualche modo parla a nome dell'intera categoria: “Non c’è contratto al mondo che possa prevedere tutte insieme le mille competenze che ricopriamo quando ci portiamo i ragazzi in giro per i mari. Non c’è metodo per conteggiare le effettive ore dedicate al nostro lavoro. Le retribuzioni non sono in alcun modo regolamentate e spesso totalmente inadeguate. Il ruolo dell’istruttore viene sottovalutato a volte anche dai dirigenti stessi dei circoli per i quali altro non siamo di “quelli che vanno in gommone dietro alle barche quadrate”. E’ successo, succede, non dovrebbe succedere.”

Gli istruttori e i maestri di vela in Italia lavorano per vocazione, si sentono poco considerati, anche se stabiliscono rapporti incredibili e duraturi con molti allievi. Chiedono più garanzie e certezze, e sono pronti a maggiore severità, criteri selettivi, più formazione continua. E in una vela che prova a crescere, il rispetto per chi è in prima linea nell'insegnamento e nell'educazione, è fondamentale, anche se purtroppo la debolezza di fondo della categoria si nota anche a volte sui media. L'ex navigatore oceanico di Mini Transat Simone Gesi ha un sassolino nella scarpa: "Per due giorni, dico due giorni consecutivi, abbiamo visto una pagina intera su un quotidiano sportivo che infangava (a torto o a ragione) il movimento velico giovanile, un club velico, un allenatore. Da istruttore che deve sgomitare per riuscire a convincere le famiglie e i bambini che lo sport della vela è bello, pulito e divertente, mi fa specie leggere queste cose. Mi piacerebbe vedere lo stesso polverone quando qualcuno dei giovani velisti italiani fa risultati a livello internazionale, ma purtroppo questo non accade..."

(Ha collaborato Angela Rodi)

Fine terza puntata/Si ringrazia il Consiglio Federale FIV, i presidenti di Zona, gli Istruttori intervenuti. L'inchiesta è concepita come un cantiere aperto. Sono emerse necessità, richieste, controlli e collaborazioni tra le diverse categorie della vela, e per questo continueremo a tenere desto l'argomento, lasciando a disposizione di tutti uno spazio per interventi, proposte e commenti. A partire dai commenti su questa pagina.

LE PUNTATE PRECEDENTI DA LEGGERE O RILEGGERE:

PRIMA PUNTATA: FIV E CONSIGLIO FEDERALE

SECONDA PUNTATA: I PRESIDENTI DI ZONA

Commenti

Dudi Coletti (non verificato)

Come spesso accade nel mondo della vela, tante parole che poi purtroppo restano parole al vento. È vero che il vento è il nostro ambiente, ma se parliamo sottovento chi è sopravento difficilmente riuscirà ad ascoltare le nostre parole. Quando si parla di scuola vela, non si sa perché, sembra sempre che siamo sottovento. Caro Fabio (Colivicchi) come ben sai dal 92' subito dopo l'esperienza in Coppa America sul Moro di Venezia, ho aperto la scuola di vela a Riva di Traiano. Da allora tantissimi allievi hanno partecipato ai corsi, sia giovanissimi che meno giovani, tanti sono diventati regatanti e anche armatori (tanti!! E questo dovrebbe far riflettere all'importanza delle scuole vela anche nel mondo industriale. L'allievo di oggi, se l'istruttore è bravo, può diventare il campione o anche l'armatore di domani). Per diversi anni ho fatto fino a tre uscite a settimana con ragazzi autistici, ottenendo con loro risultati che gli stessi psicologi, medici e operatori del settore non si sarebbero mai aspettati. Ragazzi fantastici. Ho sempre gestito la scuola in prima persona senza alcun aiuto dalla Fiv. Quando siamo diventati grandi e serviva avere un "cappello" fiv, non avendo alcun titolo ufficiale di istruttore, ho frequentato il corso per il primo livello. Mi sono trovato un ragazzo surfista che mi insegnava l'altura..... L'anno dopo la fiv ha cambiato tutto, neanche quel corso sostenuto anche se inutile serviva più, tempo sprecato. Oggi, dopo sei titoli del mondo, una Coppa America, 25 anni di scuola vela, 12 anni al comando di imbarcazioni e navi a vela, ho 2 medaglie d'oro, 2 d'argento e 4 di bronzo al valore atletico, patente per nave, ma nulla, ripeto nulla dalla Fiv, a si, la tessera Fiv. Mio parere è che, come sempre in Italia, si guarda sempre solo al proprio orticello. Il campanilismo è il nostro maggior nemico, ma è vivo e forte e purtroppo non si vede all'orizzonte una figura che lo possa abbattere. Fino a che parliamo che la scuola per le derive è più importante dell'altura o viceversa, non andremo mai da nessuna parte! Bisognerebbe capire che ovunque si guardi si può trovare un inizio valido: se avviciniamo e facciamo appassionare un adulto alla vela, questo domani può diventare armatore, quindi permettere ad altri ragazzi di navigare, con grande probabilità farà frequentare i corsi deriva ai propri figli che potranno diventare i campioni di domani e così via. Non c'è un inizio, non c'è una fine. Bisogna solo avere la forza di fare e portare avanti questo nostro splendido sport che è anche un ottimo insegnamento per la vita. Ma se la Federazione non prende in mano il problema per intero non ne usciremo. Ma lo sai la mia difficoltà alla scuola vela qual'è? Non di trovare allievi, ma di trovare BRAVI istruttori!! I miei migliori istruttori sono stati i ragazzi cresciuti nella scuola. I pochi anzi pochissimi istruttori federali che sono venuti erano pieni di cognizioni teoriche ma pochissima (se non nulla) pratica. Se non troviamo qualcuno che guarda più lontano del suo orticello, non avremo mai la scuola vela italiana che vorremmo. Siamo arrivati al momento e alla necessità di avere meno istruttori "chiacchiere e distintivo" e più istruttori con la voglia di sporcarsi le mani. Insegna e fammi vedere come si sgotta la sentina prima di parlarmi del vento apparente. Ora tutti vogliono imparare ad andare a regatare, magari vorrebbero anche i foils, ma poi non sanno posizionare correttamente un ancora. In tanti mi chiedono: ci fai un corso match Race? No, rispondo!!! Ti ruberei i soldi! Per fare un vero corso match Race dovresti portare e governare la barca ad un livello molto superiore. Altrimenti ti faccio solo venire il mal di testa nei circling in pre-partenza, magari ti diverti pure, ma non capisci nulla!! Eppure, tante scuole, pur non avendo mai fatto un match Race, fanno corsi match Race..... Fiv, scuole, istruttori, abbiamo tanto da insegnare (scusate se sembra che esagero, ma ne sono convinto) i nostri insegnamenti possono regalarci un mondo migliore domani. Il mare è un grande maestro di vita di saprificio e di onestà, creiamo qualcosa per insegnare questo, non guardiamo al nostro orticello, uniamo le forze. Basta parlare di tecniche per scuole vela per derive o per scuole di altura, insegnamo si a regatare ma riportiamo in alto anche l'arte della marineria. Spero non restino come sempre solo parole al vento.
Caro Dudi le tue non sono parole al vento, tutt'altro! L'esperienza è talmente tanta che è giusto che tu faccia sentire la tua voce. Tanto più che sollevi questioni reali e ben presenti. La necessità di fare insegnamento e didattica per tutti, senza calcare troppo la mano sugli aspetti agonistici, è un dato ormai accertato che vale in tutti gli sport a livello giovanile e anche nella vela. I rimproveri che fai alla FIV sono giusti nel momento in cui l'ente fa solo burocrazia, o peggio se cambia le regole in corso e obbliga chi sta lavorando a ricominciare daccapo. Tuttavia le tue stesse appassionate parole dimostrano da un lato che c'è bisogno di un coordinamento, e dall'altro che a volte serve un po' di deregulation, per favorire ogni possibile "inizio", come lo chiami tu con una parola molto efficace. Ed è giusto anche il riferimento al fatto che tanti allievi di scuola vela possono diventare armatori, utenti, e aiutare l'industria a crescere. Personalmente nell'insieme di voci penso che un passo fondamentale (di cui molti istruttori nella nostra inchiesta parlano) sia quello del riconoscimento formale della professione di maestro di vela. Da questo puo' discendere tutto il resto: più professionalità, maggior numero di istruttori (oggi rari, è vero anche questo), più chiarezza nella filiera formativa. Resta il fatto, che mi piace sottolineare, che storie come la tua dimostrano - contrariamente al pessimismo generale sul lavoro di istruttore velico - che con la passione e la costanza si può trasferire le conoscenze veliche a tanti allievi.

Franco (non verificato)

Belle parole. Il 30 anni di agonismo giovanile non ho mai visto un ragazzo in classifica di Riva di Traiano.

Maurizio Falqui Cao (non verificato)

Siete andati in crescendo, con una terza parte ancora migliore delle altre (di per sè molto valide). Interessanti alcuni suggerimenti come quelli delle istruzioni ai genitorie della raccolta dei feedback dei ragazzi e genitori. Il vero problema che però emerge da tutte le puntate è, al solito, quello della dirigenza, spesso composta da persone magari eccellenti in alcuni specifici aspetti della gestione dei circoli ma priva di cultura sportiva solida e soprattutto priva di formazione. Si attivano corsi di formazione per allenatori anche di ottimo livello ma non mi risultano grandi iniziative per formare dirigenti decenti. E ogni tre anni si ricomincia..