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03/08/2015 - 19:24

Vela d'Estate - Libri

Io, Jepson, Falck
e le fughe sul Guia

Per la vostra estate velica, Saily ha selezionato una serie di libri (che tra l'altro potete acquistare nella nostra vetrina virtuale Saily-Shop.it) dei quali vi proponiamo ampi stralci. Cultura, passione, tecnica, racconti: vi vogliamo tenere con noi, mentre la vostra barca vi culla... Primo autore, il grande Pietro D'Alì col suo libro "Fra Il Mare e il Vento", in cui racconta la sua vita trascorsa tutta fra il mare e il vento. Buon vento da Saily.it
 




  
di Pietro D'Alì
(da Fra il Mare e il Vento - Nutrimenti Mare)
 

Appena uscito di scuola, verso le dieci, corsi al porto. Era il primo giorno di liceo e ci facevano uscire dopo le prime due ore. Un giorno importante per molti come me che nel 1977 avevano quattordici anni e la vita davanti. Era stata una bellissima estate che avrei voluto proseguisse all'infinito. Invece stava finendo e nel peggiore dei modi, con una separazione. Nel tragitto da scuola al porto non pensavo che a rivederla, ma non era un pensiero consapevole, era un'attrazione forte e irrazionale.
 
Quando arrivai sulla banchina, Guia era pronta a partire, andava a Malta, senza di me. Provai dolore e un nodo alla gola mentre sentivo gli occhi che si inumidivano. Jepson era indaffarato al distributore per riempire il serbatoio. Io mi avvicinai a Guia e scoppiai in lacrime. Non potevo sopportare di vederla partire, di restare là da solo, mi sarebbero mancati i momenti insieme ad assaporare i tramonti o, cullati dalle onde, ad ammirare le stelle. Mi sarebbe mancata lei, da morire. Come avrei fatto dopo i tanti momenti felici passati insieme, senza più l'eccitazione che mi saliva quando sapevo che l'avrei incontrata e saremmo usciti insieme? No, non potevo lasciarla andare. Non senza di me. E in quel momento decisi: sarei partito con lei.
 
Poche volte qualcuno è stato in grado di fermarmi e quella volta non c'era nessuno che potesse neanche provarci. Mia madre era stata male ed era in ospedale per delle analisi, c'era solo la nonna. Piombai a casa e mentre ficcavo alla bell'e meglio un po' di cose in una valigia, le dissi che stavo partendo ma che sarei tornato al massimo dopo un paio di giorni. Correndo di nuovo al porto mi sentivo leggero e felice, incosciente, certo, ma la scuola poteva aspettare, Guia no. Saltai a bordo e mollammo subito gli ormeggi, era la mia prima traversata lunga e non stavo nella pelle.
 
Guia naturalmente era una barca, Guia IV di Giorgio Falck, e stavamo andando a Malta per la nona edizione della Middle Sea Race. L'ingegnere non era a bordo, ci avrebbe raggiunto per la regata, a noi il compito del trasferimento, la parte che preferivo, sempre in navigazione, come nei libri delle grandi traversate che avevo cominciato a leggere, una vera avventura. La Middle Sea Race in pochi anni era già diventata una regata classica d'altura, oltre seicento miglia con partenza da Malta, periplo della Sicilia in senso antiorario e ritorno a Malta: percorso lungo e tecnico sul quale si cimentano ancora oggi barche ed equipaggi internazionali agguerriti. A quattordici anni era il massimo, quasi un mese in barca attraverso tutto il Mediterraneo da su fino a giù, mentre i ragazzi della mia età iniziavano l'autunno andando a scuola.
 
Accompagnai Jepson fino a Malta, feci la regata e tornai su a Rapallo sempre a bordo del Guia IV, non dopo due giorni naturalmente ma dopo quasi un mese. Cercavamo di tranquillizzare la mamma di tanto in tanto telefonando da bordo con il ponte radio, e per fortuna non ci fu nessun inconveniente. Ma avevo fatto quello che volevo.
 
Quando si trattava di salire in barca ero pronto a tutto pur di riuscirci. Mia madre non ce la faceva più di tanto a tenermi, non era di polso e io approfittavo anche del fatto che i miei erano separati e mio padre stava a Milano, così in qualche modo riuscivo sempre a scappare.
 
Avevo conosciuto Jepson sul molo di Rapallo, dove passavo gran parte del mio tempo alla ricerca di occasioni per navigare. Giovanni Verbini era il marinaio di Giorgio Falck fin dal primo Guia e lo è rimasto poi con tutte le barche dell'industriale fino alla Withbread (ora Volvo Ocean Race) fatta con Gatorade nel 1990 e al Giro d'Europa vinto con Safilo nel 1991. L'anno prima, il 9 marzo 1976, durante il Triangolo Atlantico aveva fatto naufragio con il Guia III dopo la collisione con un'orca. Lo chiamavano Jepson perchè amava giocare a pallone ed essendo ponzese, da ragazzo era pazzo dello svedese del famoso tris d'assi del Napoli dei primi anni Cinquanta, Pesaola-Jepson-Amadei.
 
Mi aveva di fatto adottato vedendomi sempre là in cerca di un imbarco o alle prese con il 420 della Lega navale che usavo in quel periodo. Lui a curare la barca e tenerla in piena efficienza per le uscite di Falck, io a respirare l'aria del porto sognando imprese per mare e pronto a saltare sul primo guscio che lasciava gli ormeggi. Mi prese in simpatia e cominciò per me una vera e propria scuola di marineria più che una scuola di vela: iniziai dal basso, con la sentina e il secchio.
 
Per me era meglio di qualsiasi altra cosa. Jepson era un vero marinaio e gli piaceva regatare. Mi ricordo il suo rapporto con Falck, si beccavano sempre, Jepson aveva le sue teorie ma Giorgio che era l'armatore voleva comandare e imponeva le sue, e allora quando Falck andava a riposare Jepson cominciava a orzare o poggiare. E quando l'altro sentiva la barca che sbandava saliva su urlando: "Jepson, vai in rotta". Lui obbediva, aspettava un po' e poi ci riprovava. Non aveva molte cognizioni tecniche ma era cresciuto in mare ed era istinto puro, guardava la costa, il mare e capiva dove erano le secche, se il tempo cambiava, dove girava il vento: era una sorta di polinesiano del Mediterraneo e aveva quella sensibilitê che si perde con gli strumenti che abbiamo oggi. Aveva imparato a navigare con una bussola, senza carte, e quindi alla fine si basava sulle nuvole, le stelle, le correnti, il vento. Portava la barca da solo, facendo trasferimenti di qua e di là. Averlo avuto come guida per me è stata una fortuna.
 
Sul Guia Falck ci veniva quasi sempre il sabato e la domenica, faceva il bagno a Portofino, ma anche lui era un grande amante del mare e della vela, quindi appena c'era l'occasione partiva per qualche crociera e spesso per fare le regate. Così capitava che telefonasse e dicesse: "Andate a Malta, si va a fare la Middle Sea Race". Magari c'era solo una settimana, dieci giorni di tempo, e allora si partiva e si andava diretti, una tappa a Ponza e giù fino a Malta, si navigava e se c'erano quaranta nodi di vento si prendevano quaranta nodi: tre mani di terzaroli, fiocchettino e si bordeggiava, con qualsiasi condizione fino a destinazione. Questo era l'aspetto che mi piaceva di più perchè affrontavi comunque il mare. Con altre barche sarebbe stato impossibile, si faceva un pezzo alla volta e se arrivava brutto tempo ci si fermava in qualche porto ad aspettare che passasse. Con il Guia invece si navigava veramente, ho imparato tanto e soprattutto ad affrontare tutte le situazioni.
 
Poi molti trasferimenti abbiamo iniziato a farli io e Jepson, senza nessun altro, avevo quattordici anni e dunque facevo tutti i lavori che c'erano da fare a bordo, un corso accelerato che mi ha permesso di acquisire una confidenza molto particolare con il mare e con le barche. Lui naturalmente mi teneva d'occhio e mi controllava, era uno che conosceva i rischi e aveva la cautela di chi ha sempre vissuto in mare e ne ha passate tante. Devo dire che ho fatto delle cose e delle esperienze che per un ragazzo di quattordici anni erano completamente impensabili. Se poi la vela è diventata la mia vita e il mio lavoro devo ringraziare anche Jepson e Falck, la loro pazienza e in qualche modo anche la loro incoscienza a portarsi dietro un ragazzino come me, anzi uno a farlo e l'altro a permetterglielo.
 
D'altra parte Giorgio vedeva in me la passione che aveva lui e poi spesso portava in crociera i suoi figli che erano un po' più giovani di me e a lui faceva piacere che ci fossi anch'io a bordo, perchè avessero un coetaneo con cui giocare e stare insieme. E quando si usciva era sempre un'avventura, Giorgio aveva lo spirito di un ragazzino, gli piaceva il gioco, la sfida. Mi ricordo una volta che siamo entrati a Portofino con la barca nuova per mangiare una pasta al ristorante, avevamo il motore rotto ma ha voluto assolutamente entrare e lo abbiamo fatto a vela.
 
Abbiamo ormeggiato il Guia IV a una boa e siamo andati a mangiare col tender. Ma c'era risacca e il rischio che la barca sbattesse contro le altre, gli alberi ondeggiavano a destra e a sinistra sfiorandosi ogni volta, Jepson era incazzatissimo e preoccupato che si potesse danneggiare la barca nuova, mangiò in fretta con il muso lungo e l'occhio alla barca. Poi al momento di ripartire abbiamo tirato su le vele e mollato l'ormeggio, ma la barca era pesante, non come queste di adesso che virano subito. La prua ha cominciato a cadere, non virava più, per lo scarroccio abbiamo sfiorato con la prua il molo dove attracca il traghetto, c'è mancato un pelo, allora abbiamo strambato e siamo passati vicinissimi a tutta la calata con la fiancata. Per fortuna poi la barca ha preso velocità e siamo riusciti a farla girare e a quel punto abbiamo riacciuffato la boa che avevamo appena lasciato, fortunatamente senza danni. Ma per uscire ci siamo dovuti far trainare da un gozzo. Falck era così, doveva provare a entrare e uscire a vela a Portofino, anche se le condizioni lo sconsigliavano. Ed era lo stesso se c'era un passaggio a rischio con il fondo al pelo, era il primo a dire "proviamo, dai ce la si fa!", e spesso ne prendevamo di botte in chiglia.

Io avevo dimostrato una particolare passione per il mare già da piccolo, quando andavamo sul gozzetto a fare il bagno e prima ancora quando, mi racconta mia madre, ai bagni di Rapallo, a tre anni e mezzo, col salvagente, tendevo a nuotare sempre verso il largo e quando lei si tuffava e mi veniva a riprendere tirandomi a riva, io gli urlavo: "Mollami che la vita è mia"!.
(...)
 
 
SUL LIBRO
Le Olimpiadi di Sydney, la Coppa America con Luna Rossa, il trionfo con Giovanni Soldini nella Jacques Vabre. Uno dei più forti velisti italiani si racconta in un libro appassionante
 
 
Pietro D'Alì, Matteo Cortese
Fra il mare e il vento. La mia vita in regata
pp. 160 - euro 16,00
Illustrazioni di Gabriele D'Alì - Prima edizione novembre 2008

 
 
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