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Storia | Regata > Vela Olimpica

13/07/2018 - 21:46

Vela Olimpica, formati, modo di raccontare le regate, tavole e Kite...

Dalla Vedova, RSX:
Il futuro è aperto

Si è svolta a Formia a Giugno la Nazionale Windsurfer (il "Finn del windsurf la classe storica). Durante questa regata oltre al piacevole incontro di vecchi amici, c'è stata la presentazione ufficiale della nuova tavola Windsurfer New Edition: un radicale cambiamento dopo circa 50 anni. A questa regata era presente il presidente della classe internazionale olimpica RSX  l'Avv. Carlo Dalla Vedova. Ne è scaturita una succosa intervista a cavallo tra passato e futuro...

 

di Miki Cerquetti

Carlo è un ottimo avvocato bilingue (madre americana) oltre ad essere un appassionato di windsurf, ha cominciato la sua carriera di dirigente sportivo come presidente di classe Windsurfer, è anche un profondo conoscitore della disciplina olimpica e la sua elevatissima professionalità (è un avvocato famosissimo in Italia e negli USA) e perfetta conoscenza dell'inglese gli da un ruolo molto particolare in seno a WS. Anche perché riesce a percepire anche le "sfumature" della lingua ed a capire in una frazione di secondo concetti e documenti grazie anche alla sua preparazione professionale.

Abbiamo fatto una lunga chiaccherata sul passato e sul presente, incredibile vedere come una disciplina diventi storia e come la storia si ripeta e riverbera! Il gruppo della storica classe Windsurfer ha fortemente intriso il mondo sportivo anche ai livelli più elevati, basti pensare alla vicepresidenza Coni della Sensini, ma molti dei giovani atleti della vela sono figli di windsurfisti storici, l’indimenticata promessa del giovane Paolillo, ma anche Nuccorini, Frascari, Strazzera.

Carlo, allora, una bella novità questa tavola...

"E' un progetto molto interessante, che ha visto coinvolto il patron della Cobra (la fabbrica che produce l'80% delle tavole di windsurf e kite nel mondo, ndr) Bruce Wyle. La tavola è stata poi anche rivista da Riccardo Giordano, suo stretto collaboratore in Cobra, che ha anche colto i suggerimenti dell'amico di una vita Vincenzo Baglione. Si è riproposta  insomma la vecchia scuola del windsurf, e si parla di una concept board che potrebbe essere anche commercializzata da più brand. Ci sono persino tendenze a pensarla come possibile classe olimpica 2024!"

Bruce Wyle, il campione del mondo in sardegna nell'80?

"Si lui! Una famiglia di grandi velisti, il fratello in altura ha seguito progetti importantissimi, ma profondamente legati al windsurf, da vero amore! Vedi in questi giorni quello che accade in Worl Sailing è molto più profondo e intimo, qui non si parla solo di foiling o non foiling ma di cosa deve essere realmente la vera vela. Gary Jobson nel suo appassionato discorso al Mid Year di Londra sui valori etici e sportivi della vela, che di fatto ha salvato il Finn, ha lungamente parlato di quella che - secondo lui e altre figure storiche - si può definire come la vera vela.

"Il problema è realmente dare alla federazione vela mondiale un indirizzo che dovrà durare per un ventennio! Insomma all’evoluzione tecnica si contrappone il rispetto della tradizione velica, di una formula di regata “lenta” ma più tecnica e tattica. Il concetto è anche che non si può legare il titolo olimpico a un brand commerciale, ma deve essere un titolo di disciplina."

Ma allora il nuovo Windsufer non è monotipo?

"Chiariamo un aspetto: lo sport è windsurfing o windsurf, il nome Windsurfer era quello della prima tavola creata da Drake e Schweitzer nel '70, questa tavola diventò classe velica con diffusione mondiale, poi quando la disciplina entrò all'Olimpiade l'IYRU (la federvela mondiale dell'epoca, ndr) scelse un'altra tavola, la tedesca Windglider, di diffusione di gran lunga inferiore. Per protesta Schweitzer non rinnovò l'affiliazione alla federazione."

(NdA La prima classe velica windsurf in Italia fu la Windsurfer creata in occasione e a supporto del primo campionato del mondo, a Baja Sardinia nel 1977, Io, all'epoca dicianovenne, mi ritrovai a fare il socio fondatore! Come dopo anni mi sarei ritrovato ad essere socio fondatore della classe kite)

"Lo ripeto: nelle alte sfere si sta cercando di superare il concetto che una medaglia olimpica sia abbinata a un prodotto commerciale, questo non vale solo per il windsurf, è la disciplina che deve avere una medaglia non la “marca”!

"Detto questo, il progetto Windsurfer è molto particolare perchè stato sposato da tutta una vecchia guardia che non ha mai dimenticato lo schiaffo dell'80. All'epoca la scelta del Windglider provocò polemiche infinite tanto che Schweitzer (il patron della brand Windsurfer) decise di non rinnovare l'affiliazione a quella che all'epoca era IYRU (ci sono ancora le lettere polemiche tra Minio e Croce).

"Io sono il presidente della Classe RSX ed è ovvio che debba tutelare gli interessi della flotta e dei proprietari dell'imbarcazione, ma sono anche un appassionato di windsurf. Anche Mr. Neil Pryde è molto legato all'aspetto sportivo della disciplina e ci tiene a tutelare l'onorabilità del suo nome e il grande sforzo che l'azienda ha fatto in questi anni. Da inizio 2019 si comincerà a discutere sul futuro e vedremo quali saranno le decisioni."

Ma foiling o non foiling?

"Tutto è relativo! Prima si discute sullo sport poi sul mezzo e alla fine si valuterà. Certo è che un sistema white-board che venga poi commercializzato nei dettagli suona sicuramente accattivante un pochino come si sta facendo nel kite. Ovvio che non si possa neanche non tenere conto della flotta RSX che già esiste in tutto il mondo e del know how del brand.

"Il punto è sicuramente che il foiling propone un tipo di gara molto fluido anche con venti leggeri, ma la questione non è solo di mezzo ma anche di format di gara e di come presentarlo. Anche la possibilità di una regata windsurf senza pompaggio appare una prospettiva allettante, il kite per esempio non ha pompaggio e l’immagine di navigazione è molto fluida.

"Sembrerebbe, e ribadisco sembrerebbe, che si pensi di abolire il sistema delle Medal Race e delle proteste per arrivare a una Finale con un numero ridottissimo di atleti, max 6, e a valutazione diretta, insomma la gente deve capire subito chi arriva primo e perché. Ma queste, lo ripeto, sono ovviamente delle proposte e discussioni in atto." (NdA ritorniamo alla capacità di Carlo di capire in maniera perfetta le discussioni para-gergali in WS)

Ma Carlo il problema è solo il format o anche come si racconta la gara secondo te?

"Una semplificazione del sistema di gara, sopratutto nel formato olimpico, è d'uopo: chi è primo è primo! Diventa difficile raccontare una gara televisivamente dove il primo si sa che è primo dopo due ore! Ma serve anche un importante sforzo da parte del sistema federale nel modo in cui si racconta la gara. In questo puo' ispirare il windsurf dei tempi d'oro del freestyle al Pier.

"Insomma basterebbe copiare gli esempi della telecronaca sportiva di altri sport (prendiamo l'esempio del motomondiale). Non è detto che una gara che dura ore non si trovi il modo di poterla raccontare, il successo mediatico della Coppa America è un altro chiaro esempio."

Ma oggi fai regata?

"Dico una cosa ovvia, è sempre un divertimento stare in acqua con gli amici, la regata non è solo agonismo estremo ma anche un bel modo di stare assieme!"

 

Conclusioni dell'autore - Ho di quegli anni ricordi epici ed esaltanti, ricordo quel pomeriggio dal notaio, la frattura quasi immediata tra i “puristi” ed i “commerciali” (con la nascita del primissimo circuito “open”), le regate dove ho conosciuto amici che mi accompagnano da una vita, affollatissime variopinte e intrise di una selvaggia voglia di divertirci.

Di quei giorni ricordo una tensione tra chi era per lo sport puro senza contaminazioni commerciali e chi invece aveva capito il gigantesco business che si parava innanzi. Poi cominciò l'evoluzione tecnica, le prime tavolette, le straps, i salti, le onde, insomma un nuovo mondo! Iniziò un declino e la nascita di un nuovo windsurf federale con una delle classi giovanili più divertenti e seguite di tutto il mondo della vela.

Poi arrivò il kitesurf… Ora si parla solo di foiling. Io vado in foilboard, è una sensazione tridimensionalmente diversa, e anche se ci sono favorevoli e contrari, come nel windsurf, con un certo ritardo la nuova specialità si sta affermando.

Il foiling è un tipo di regata diversa molto tecnica e raffinata come gestione del mezzo e della manovra, indipendentemente dal tipo di propulsione velica. Più la barca va veloce più cambia la tattica di regata, con un maggiore minimalismo della strategia sul bordeggio di bolina, esasperazione della tecnica di manovra ed esaltazione della tattica sul bordo di poppa.

Certo è che ognuno ha i suoi gusti, da un lato c'è una vela tattica, lenta, da meditazione, dall'altra parte la velocità i riflessi, una fisicità estrema con nervi d'acciaio. Le dieci medaglie olimpiche dovrebbero essere l’espressione di questa molteplice diversità, ovvio che il compito di World Sailing sia quello di trovare i giusti equilibri tra semplicità ed evoluzione, tra diffusione e costi! Il mondo sta cambiando non è più la vela di origine nordeuropea e anglosassone, basta vedere le nazioni selezionate per il TTR.

Alla fine nel mezzo ci deve essere il cuore! La passione, e anche l'intelligenza e la capacità di capire che l'Olimpiade oltre ad essere il massimo vertice dell'agonismo è anche una incredibile vetrina di promozione di uno sport, in cui il mezzo televisivo la gioca da padrone.

Il valore degli atleti deve essere rispettato nelle scelte tecniche della federazione, la componente politica deve essere d’appoggio alla parte tecnica, ma soprattutto lavorare sul settore mediatico e di comunicazione anche anche attraverso la capacità di saper raccontare le loro gesta.

Questo si può fare solo se c’è la volontà di lavorare “per” lo sport e non esclusivamente “con” lo sport.

Sezione ANSA: 
Saily - News

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