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Storia | Regata > Vela Oceanica

04/01/2018 - 19:12

Intervista esclusiva

Amedeo racconta
Giancarlo Pedote

Il navigatore francese (un Vendée Globe al suo attivo), ha scelto di fare l'ultima Transat Jacques Vabre sul suo IMOCA 60 in coppia con Giancarlo Pedote. In questa intervista racconta perchè, e cosa pensa del navigatore italiano. Poi parla di sè e del futuro. Ha acquistato No Way Back (nato Vento di Sardegna, ricordate?). Spiega quali e quanti sono i ritorni di un Vendée per gli sponsor. E spera di avere Giancarlo tra gli avversari

 

di Christophe Julliand

Abbiamo parlato con Fabrice Amedeo, skipper e manager che ha saputo creare le condizioni per arrivare a una situazione win-win tra partner e navigatore e che ha appena fatto l'acquisizione dell'ex No Way Back per partecipare al prossimo giro del mondo. Lui ha scelto di fare l'ultima Transat Jacques Vabre con Giancarlo Pedote, e ci siamo fatti raccontare la storia della loro collaborazione. Sullo sfondo proprio Pedote, il navigatore oceanico italiano che sta accumulando più esperienze in giro per il mondo, con tante classi diverse, e che non fa più mistero di avere un chiodo fisso: essere al via del prossimo Vendée Globe 2020. L'esperienza con Amedeo ha aiutato Giancarlo in questa strada. "Sappiamo che adesso è uno skipper ancora più completo", ha dichirato Lorenzo Caruso, direttore della comunicazione di Prysmian Group, storico sponsor di Giancarlo.

Saily - Come e quando hai incontrato Giancarlo?

Fabrice Amedeo - Ho incontrato Giancarlo nel 2014 durante la preparazione alla Route du Rhum (ovviamente a Lorient dove si è trasferito Giancarlo da anni, Ndr). Stavamo entrambi preparando la regata in Class 40, io su una vecchia barca, lui su Fantastica. Quindi siamo stati concorrenti in questa edizione (arrivato qualche ora dopo Amedeo, Pedote si era classificato al decimo posto su 43 partenti e ciò nonostante un pitstop all'inizio della regata, Ndr). Ci eravamo incrociati, salutati ma non ci conoscevamo molto. Poi ci siamo incontrati di nuovo nel 2015. E' passato diverse volte per vedere la mia nuova barca, un IMOCA con il quale stavo preparando il Vendée Globe 2016. Mi aveva detto che avevo fatto la scelta giusta, che era una super barca. Al mio ritorno del Globe (Fabrice Amedeo ha concluso il giro del mondo in solitario all'undicesimo posto). Abbiamo simpatizzato e parlato di nuovo. Mi ha spiegato che voleva fare il Vendée Globe 2020, che il suo progetto stava iniziando e ho capito che cercava un imbarco per la Transat Jacques Vabre.

Saily - Cosa l'hai convinto a fare salire Giancarlo a bordo?

Fabrice Amedeo - Di ritorno del Vendée Globe ero veramente stanco e mi sono detto che Giancarlo aveva il profilo giusto. E' un ottimo regatante, sarebbe stato una sfida, per me l'occasione di crescere in questo aspetto del gioco, nel profilo tecnico come la regolazione della barca. Ma sopratutto, da esordiente nella classe IMOCA era super motivato e avrebbe portato un po' di freschezza a tutto il team. Quindi sin dal mese di maggio, abbiamo detto ok andiamo. E' la sua motivazione che mi ha convinto. Perché trovare qualcuno che viene a prendere un assegno si trova facilmente, trovare qualcuno che ha una vera motivazione invece è più complicato. Sopratutto con una barca vecchia come la mia senza possibilità di fare un risultato, visto che ormai c'è una grande differenza in termini di velocità tra le barche a foil e le altre, e trovare qualcuno che abbia voglia di navigare in queste condizioni è più raro. Aveva veramente il profilo ideale del tipo iper-motivato.

Saily - Arriviamo alla Transat Jacques Vabre quindi, deve essere stato ancora più frustrante essere costretto di fare la regata senza lo spinnaker?

Fabrice Amedeo - Chiaro che a Finisterre quando scoppia lo spi, riceviamo un brutto colpo per il mentale. A un certo punto, il meteo lascia pensare che ci sarà del lasco, più da gennaker che da spinnaker. Poi la situazione evolve e ci rendiamo conto che con il gennaker a riva invece dello spi perdiamo miglia ogni ora e non c'è niente da fare. Diventa una specie di trasferimento. E' abbastanza frustrante. Quando torniamo vicino a Arnaud Boissières al largo del Brasile, c'è di nuovo del gioco e torniamo in modalità regata, ma poi sono state ancora condizioni da spi. Però abbiamo parlato molto con GIancarlo e anche in questi momenti, al di là della delusione sportiva, mi ha detto che aveva imparato molto vivendo un progetto IMOCA dall'interno, vendendo come ero organizzato, come il progetto veniva gestito e come il team preparava la barca. Penso che abbia fatto qualche passo in avanti. Perché è bello andare in barca a vela, regolare le vele, fare la regata, ma un progetto IMOCA è molto di più di questo. Penso che è andato avanti nella dimensione manageriale ed imprenditoriale della gestione di un progetto come questo.

Saily - Parliamo dell'aspetto manageriale nel tuo caso specifico. I due main sponsor hanno confermato, il tuo progetto cresce e c'è una nuova barca in arrivo.

Fabrice Amedeo - Assolutamente. La barca nuova è l'ex No Way Back di Heerema. Newrest Ha confermato fino al 2020, Brioches Pasquier fino alla Route du Rhum e siamo in trattativa per continuare fino al 2020. Ci sono due modelli economici in Francia. Da una parte le grandi scuderie di ''course au large'' come Banque Populaire o De Rotschild, con grandi aziende al servizio della performance e con uno skipper che è un po' un mercenario. A volte il team cambia skipper e continua a vivere. Poi c'è un altro modello come il mio e di altri, in cui l'armatore è anche lo skipper, il quale crea un'azienda, una dinamica, un progetto che vende il progetto agli sponsor. E' il mio caso. Avevo comprato Gitana Eighty, la barca con la quale abbiamo partecipato alla TJV e recentemente ho comprato la mia prossima barca. C'è anche un modello intermedio, e sarà forse quello seguito da Giancarlo: lo skipper vende un progetto a uno o più sponsor e dopo la barca viene comprata o dagli sponsor stessi o da un mecenate.

Saily - I tuoi sponsor sembrano soddisfatti quindi. Hai qualche dato da darci in termini di ricadute dopo il Vendée Globe?

Fabrice Amedeo - E' molto difficile da misurare, Quello che posso dire è che per il mio Vendée Globe ho avuto delle ricadute classiche sui media che seguono quell'evento. Avevo un accordo con il quotidiano Le Figaro, che è il mio ex datore di lavoro (Fabrice Amedeo è stato un giornalista proprio al Fugaro, ndr). Hanno rilanciato i miei video, pubblicato i miei articoli. Soltanto sulla parte Figaro, le ricadute sono stimate a 1,5 milioni di euro. Ed è soltanto una piccolissima parte, poi ci sono gli altri media e tutto quello che è legato alle relazioni pubbliche (fare navigare clienti e collaboratori), c'è la visibilità offerta alla partenza e all'arrivo. Due milioni e mezzo di persone sono passate sul villaggio durante le tre settimane prima della partenza, la visibilità sui social, e così via...

E molto difficile da quantificare il ritorno su investimento in queste operazioni. Però la migliore prova della soddisfazione dei partner è il fatto che, a parte la Matmut che dichiaratamente voleva fare un one-shot, tutti gli altri partner hanno continuato. Anche la Matmut con la quale avevamo un accordo su due anni, ha fatto un anno supplementare, ha continuato nel 2017 che è stato un anno un po' complicato per me per quanto riguarda il budget, a titolo amicale nei miei confronti e di gratitudine per il lavoro svolto. Non sono l'unico in questa situazione: diversi ''finisher'' della scorsa edizione del Vendée Globe puntano alla prossima edizione con barche più performanti, è il caso Arnaud Boissières o di Alan Roura (e di altri team che dopo lo scorso VG puntano al prossimo con una barca più performante della scorsa volta, ndr). 

Saily - Chiudiamo con la Barcelona World Race: si parla di una dozzina di team interessati a partecipare alla prossima edizione. E' una regata che ti interessa, c'è qualche possibilità di vedere di nuovo la coppia Amedeo-Pedote in azione a Barcellona?

Fabrice Amedeo - Mi piacerebbe fare la Barcelona, certo. Ora però non abbiamo nulla di confermato. Nel caso si dovesse concretizzare qualcosa, bisognerebbe trovare un accordo con gli spagnoli e a quel punto forse salirebbe a bordo un navigatore spagnolo... Ma con Giancarlo, prima o poi, ci ritroveremo. Insieme o da avversari, ha tutto per essere un degno sfidante al Vendée Globe, già dal 2020...

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